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BERDAN n.2





 

SOMMARIO

1.INTRODUZIONE

 

2.PRODUZIONE E FORNITURE

2.1 “Berdan n.2”. Produzione BSA (Birmingham Small Arms)

2.2 “Berdan n.2”. Produzione nell’Impero Russo.

2.3 “Berdan n. 2”. Forniture estere e prede belliche.

2.3.1 Fornitura al Regno di Bulgaria.

2.3.2 Fornitura al Regno di Serbia e Montenegro.

2.3.3 Fornitura all’Emirato di Bukhar.

2.3.4 Fornitura in Cina (Manciuria).

2.3.5 Fornitura all’Etiopia.

2.3.6 Stoccaggio in Finlandia.

2.3.7 Prede belliche. Impero Austro-Ungarico.

2.3.8 Prede belliche. Giappone.

2.3.9 Produzione in Belgio.

 

3. UTILIZZO IN BATTAGLIA DEL “BERDAN N.2 DA 4.2 LINEE”

 

4. MECCANICA E DESCRIZIONE DEL FUCILE RUSSO DA “4.2 LINEE MODELLO 1870”.

4.1 Canna e culatta mobile.

4.2 Otturatore e meccanismo a percussione.

4.3 Congegno di scatto.

4.4 Congegno di puntamento.

4.5 Cassa.

4.6 Baionetta.

4.6.1 Baionetta per sistema “Berdan n.1 mod. 1868”.

4.6.2 Baionetta per sistema “Berdan n. 2 mod. 1870”, versione per la fanteria.

4.6.3 Baionetta per sistema “Berdan n. 2 mod. 1870”, versione per dragone.

4.6.4 Sciabola-baionetta sperimentale mod. 1874, derivata dal modello prussiano.

4.6.5 Baionetta sperimentale “Gras modello 1876”.

4.6.6 Sciabola-baionetta sperimentale da abbordaggio mod. 1860.

4.6.7 Altri campioni.

4.7. Fornimenti.

 

5. INTERAZIONI DELLE PARTI DEL FUCILE.

5.1 Meccanismo di sparo.

 

6. CAMBIAMENTI NEL FUCILE “BERDAN N. 2”

 

7. DATI BALISTICI.

 

8. MUNIZIONAMENTO.

 

9. MARCHI DI FABBRICA.

9.1 Marchi dello Stabilimento di Tula.

9.2 Marchi dello Stabilimento di Sestroretsk.

9.3 Marchi della Stabilimento di Izhevsk.

 

10. CINGHIE.

10.1 Cinghia per “Berdan n. 2” da fanteria, modello 1872.

10.2 Cinghia per “Berdan n. 2” da cosacco, modello 1876.

10.3 Cinghia per i “Berdan n. 2” da dragone, modello 1884.

10.4 Cinghia per la carabina “Berdan n.2”.

 

 

“BERDAN n.2”

 

 

1.INTRODUZIONE

Verso la metà del 1860, la GAU (Dipartimento d’Artiglieria dell’Impero Russo) giunse alla conclusione che i vecchi fucili ad avancarica, convertiti in retrocarica, avevano decisamente concluso il loro ciclo di utilizzo, mentre i fucili ad ago adottati a quel tempo (Karl, Dreyse etc.) presentavano un difetto non trascurabile: la cartuccia a bossolo di carta. Inoltre, gli studi condotti dai membri della Commissione del Dipartimento d’Artiglieria dimostrarono in modo alquanto convincente la necessità di una riduzione del calibro per le armi individuali.

Così, nel 1865 vennero inviati degli agenti negli Stati Uniti, con il compito di raccogliere informazioni sui nuovi sistemi d’armamento. Si trattava del Col. A.P. Gorlov, membro permanente del Comitato d’Artiglieria, e del Ten. (poi capitano) K.I. Gunius, specialista in armi leggere.

Dopo aver testato oltre una dozzina di sistemi diversi, Gorlov e Gunius furono concordi nell’adottare la cartuccia a bossolo metallico dell’inventore americano Hiram Berdan, da cui quest’ultimò sviluppò  tre modelli di fucile. Fu scelto il terzo tipo, con otturatore a blocco a rotazione esterna.

Durante i preparativi della produzione in serie dell’arma, furono apportate una gamma di modifiche e aggiornamenti.

Ufficialmente il “Berdan” con otturatore a blocco rotante fu adottato il 4 gennaio 1869, con il nome di “Fucile da 4.2 linee del modello 1868”, altresì detto “Berdan n.1”.

Fucile “Berdan n. 1” con meccanismo a otturatore a blocco rotante. (liveinternet.ru)

 

 

All'inizio del 1868, Hiram Berdan, seguendo lo schema delle migliorie elaborate dai russi, continuò a modificare il suo fucile, creando un prototipo con otturatore a cilindro scorrevole a percussione centrale (“Berdan n.2”). Il 2 ottobre del 1868 lo stesso fu brevettato.

Berdan cominciò a promuovere quest’ultimo modello prima in Inghilterra, poi in Francia, Spagna, e, infine, nel giugno 1869, a San Pietroburgo, dove, oltre al contratto per la fornitura di 40mila fucili, offrì alla Russia tutta l'attrezzatura per la loro produzione in serie.

Gli studi, gli eventi, e i test effettuati dalla Commissione d’Artiglieria (porteranno successivamente all’adozione dell’ultimo modello di Berdan – “fucile a 4.2 linee Berdan n. 2” - a otturatore a cilindro scorrevole girevole) non verranno di seguito trattati, in quanto meritevoli di un approfondimento a se stante.

Il Colonnello Hiram Berdan. (Fonte web)

 

 

2.PRODUZIONE E FORNITURE

 

2.1 “Berdan n.2”. Produzione BSA (Birmingham Small Arms)

Il 24 ottobre 1869 gli sforzi di Berdan e Lion Gluckman (un agente di commercio ingaggiato dalla BSA) per ottenere una prima fornitura prodotta in Inghilterra , furono coronati da successo, portando alla firma di un contratto tra il Dipartimento Militare dell'Impero Russo e la BSA.

Tale documento commerciale prevedeva un ordine totale di 30mila fucili “Berdan n. 2 da 4.2 linee”. Il prezzo dell’arma, inclusa di baionetta, fu fissato a £ 3,20. La data di consegna del primo lotto fu stabilita al 1° febbraio 1871.

In seguito, i termini di esecuzione dell'accordo furono posticipati al 1° maggio 1871. In realtà tutti i 30mila fucili furono consegnati solo un anno dopo la data prevista (secondo talune fonti nel 1873).

L'ordine di cui sopra constava solo del 10% del volume produttivo che la BSA contava di destinare all’Impero Russo, e l’amministrazione dello stabilimento si convinse che questo sarebbe stato seguito da una commessa molto più consistente.

Tuttavia, il 30 aprile 1870 un ufficiale della Commissione di Accettazione russa, il Capitano dello Stato Maggiore Generale P.A. Bildering, fu incaricato di controllare produzione e qualità degli assemblati presso lo stabilimento della BSA, prima della spedizione del lotto in Russia, e ben presto fu affiancato nel compito dai Capitani Kushakevich e Bunyakovsky.

Nelle prime settimane di lavoro gli ispettori russi scartarono quasi la metà delle componenti prodotte. Solo dopo accese controversie con la proprietà della BSA, Bildering allentò le severe misure di tolleranza, e la produzione riprese il suo corso. A testimonianza di questo fatto rimane una specifica citazione nel rapporto di Bildering sulle lavorazioni dello stabilimento inglese: <<…La fabbricazione delle componenti che ho visto in America è ancora lontana dall'essere uguagliata in Inghilterra; gli interessi della fabbrica qui regnano sovrani. La fabbrica locale è nuova nel settore delle armi di piccolo calibro, come lo siamo noi. Loro stessi francamente si rendono conto di non aver mai costruito fucili di nuova generazione, e quindi sono costretti a studiare dai nostri progetti. Pur avendo imparato grazie a noi, terminata la fornitura del primo ordine, smetteranno di essere accomodanti, e ci faranno pagare un sacco di soldi per modelli, strumenti, e macchine di cui abbiamo detto loro come realizzarli. Per quanto riguarda la qualità del lavoro inglese, è molto inferiore a quella americana. I terribili sprechi nella lavorazione di tutte le componenti non diminuiscono affatto: per canne e  legni per la cassa lo spreco è del 50%; per la culatta mobile risulta del 30%; per i meccanismi è del 25%; per le bacchette 15%...>>.

Il Capitano K.I. Gunius (in piedi) e il Colonnello A.P. Gorlov, accanto al fucile “Berdan n. 2”, dopo i test della prova forzata dell’arma con tripla carica di polvere nera. (Fonte web).

 

 

Conseguentemente alla situazione riportata dai propri uomini, immediatamente dopo l'adozione del fucile “Berdan n. 2” con il nome di “Fucile di Fanteria da 4.2 linee del modello 1870”, il Dipartimento Militare iniziò i preparativi per la produzione autonoma in Russia, ordinando agli ufficiali in Inghilterra di recuperare segretamente le misurazioni di tutti i campioni, e acquisire illegalmente i disegni della progettazione e la documentazione tecnica da ingegneri infedeli della BSA. Fu così possibile per i russi compilate tabelle contenenti dimensioni e tolleranze per tutte le parti del fucile. Le tolleranze furono stabilite tenendo conto dell’eventuale intercambiabilità di queste ultime.

Sulla base dei risultati ottenuti, furono prodotti i primi quattro esemplari totalmente russi: uno per la Direzione Principale dell'Artiglieria, e il resto per tre dei principali stabilimenti d’armi dell’Impero.

Nel marzo 1871, la società britannica Greenwood & Bentley, che fabbricava tutti i macchinari per la produzione in serie di “Berdan n. 2” per conto della BSA, firmò un contratto con la Russia. La commessa constava in attrezzature adeguate per uno stabilimento d’armi con capacità produttiva di 300 fucili con baionetta a cicli di 10 ore. Furono fornite: le presse; torni e frese per la fabbricazione di casse e legni; e diversi altri macchinari a vapore ed elettrici. Ciò per un totale di 948 pezzi, allo scopo di avviare una produzione complessa, completamente indipendente da fornitori esteri. 

Nel 1872 dette attrezzature furono fornite allo Stabilimento d’Armi di Tula. Dal 1872, fino a parte del 1874, gli ingegneri di Greenwood & Bentley , guidati da James Burton, ne eseguirono l'installazione e la messa in servizio. L'intera ristrutturazione della fabbrica fu eseguita senza causare interruzione della produzione di altre armi. Successivamente, la società Greenwood & Bentley produsse gli apparati per gli stabilimenti di Sestroretsk e Izhevsk. Con la consegna di detti impianti, fu prodotto un primo campione del fucile “Berdan n. 2” che rispettava pienamente le tolleranze richieste dalla GAU.

Quando la BSA si accorse d’essere stata tagliata fuori, lo sgomento per la sua dirigenza fu grande: risultò chiaro che non ci sarebbero più stati ulteriori ordini dalla Russia; la produzione dei primi 30.000 fucili non coprì nemmeno il costo delle macchine e delle attrezzature per la loro fabbricazione (Il valore contrattuale di quell’ordine ammontava a 96mila £, mentre quello dell'impianto constò in 180mila £).

Per compensare in qualche modo le perdite della BSA, nel 1873 Berdan effettuò un ordine per la produzione di bossoli destinati alla Prussia (40 milioni di pezzi, al prezzo di 2,50£/per mille). Tuttavia ciò non salvò l'azienda: nel 1874 i proprietari furono costretti a liquidarla per crearne una nuova: la BSA & MC (Birmingham Small Arms and Metal Company Ltd.). Naturalmente, tutti i rapporti avuti fino a quel momento con San Pietroburgo e con Berdan vennero troncati, sebbene ci furono altri tentativi di ottenere commesse russe per tutti i primi anni 70 dell’Ottocento (in particolare: la fornitura nel 1872 di pezzi di ricambio per il fucile “Berdan n. 2”, per un importo di 15.701,00£; un infruttuoso tentativo di partecipare nell'ottobre 1873 alla gara per la produzione di 13mila fucili cosacchi “Berdan n. 2”).

La BSA & MC, quindi, provò a vendere a diversi paesi il modello del fucile russo, come avvenne nel 1872, quando tentò di partecipare a una gara per il riarmo dell'Esercito Turco. Sfortunatamente i campioni del fucile non furono consegnati in tempo alle autorità, così che queste  non presero neppure in considerazione l’offerta.

Ragionando dal punto di vista storico e militare, qualora il tentativo con Costantinopoli fosse andato in porto, durante la 12^ guerra russo-turca (1877-1878) i due eserciti sarebbero stati equipaggiati con la medesima arma individuale.

Marchi di fabbrica apposti sulla canna. (Fonte web).
In alto: Marchio dello Stabilimento di Izhevsk; In basso: Marchio dello Stabilimento della BSA, prodotto dal 1870 al 1872.

 

 

2.2 “Berdan n.2”. Produzione nell’Impero Russo. (Tav. I)

Nel 1869 il Colonnello del Convoi Safonov presentò allo Zar un campione del fucile da 4.2 linee del "Sistema Berdan n. 2" (Fig. 1). L'Imperatore espresse il desiderio che ne derivasse anche un modello specifico da far adottare a dragoni (Fig.2) e cosacchi (Fig. 3), e una carabina da cavalleria (Fig. 4).

Realizzazione a cura di M. Linassi. Immagine protetta a n.d.L. (*Ibidem per le successive)

 

 

Nell'officina delle armi della Scuola per Ufficiali di Fanteria di Oranienbaum, sotto la supervisione di un membro permanente del Comitato d’Artiglieria, il Colonnello V.L. Chebyshev, vennero prodotte diverse copie della carabina da cavalleria, dei fucili da dragone e per cosacchi. In seguito tali campioni furono provati sul campo, presso le rispettive unità montate, durante i campi di esercitazione del 1870. Tutti furono riconosciuti abbastanza soddisfacenti per confort, trasporto, nelle operazioni di tiro a cavallo, e nel maneggio in movimento.

Dai test di tiro effettuati dal Battaglione di Fanteria della Scuola di Oranienbaum, utilizzando il munizionamento del “modello 1868”, emerse che, in termini di precisione, dette varianti risultavano alla pari de modello precedente a chiusura tipo “Trapdoor”.

Illustrazione sulle posizioni di tiro con “Berdan n.2.” (Fonte web. Учебныйъ пособiй для войскъ В.А. Березовскаго, С. ПЕТЕРБУРГЪ 1885).

 

 

Il 31 agosto 1870 fu approvato il modello della carabina,  mentre il 26 settembre furono approvati quelli da cosacco e dragone.

Numerose fonti storiche attribuiscono la paternità della variante da dragone al Colonnello Chebyshev, mentre quella da cosacco al Colonnello Safonov.

Cavalleria della Guardia - Ufficiali e cavalieri del Rgt. Corazzieri “Maria Federovna” in diverse tenute. In basso, in tenuta da marcia, il corazziere con il “Berdan n. 2” da Dragone. (Album: Русская Императорская Армия, 1892).

 

 

Cavalleria della Guardia - Sotnia dei Cosacchi degli Urali in tenuta da marcia. Armati di “Berdan n.2” da Cosacco. (Album: Русская Императорская Армия, 1892).

 

 

Le caratteristiche tattiche e tecniche dei principali modelli del fucile "sistema Berdan n. 2" sono presentate nella tabella “1”.

 

Tabella 1.

Modello

Calibro linee (mm)

Peso (kg)

Otturatore

Con baionetta

Senza baionetta

“Berdan n.2” (Fanteria)

4,2

(10,67)

4,92

4,4

Scorrevole-girevole

“Berdan n. 2” Dragone

4,2

(10,67)

3,94

3,58

Scorrevole-girevole

“Berdan n. 2” Cosacco

4,2

(10,67)

_

3,38

Scorrevole-girevole

Carabina da cavalleria

4,2

(10,67)

_

2,82

Scorrevole-girevole

 

 

La prima produzione in serie, caratterizzata dal mero assemblaggio delle componenti del sistema "Berdan n. 2", iniziò nel 1872.

Solo verso la metà del 1874, presso lo Stabilimento Imperiale d’Armi di Tula (ITOZ), fu finalmente avviato un ciclo completo di fabbricazione, grazie alla messa in funzione dei macchinari acquistati in Inghilterra. In un secondo momento furono attivate anche le catene di montaggio dello Stabilimento d’Armi di Izhevsk  (IOZ) e dello Stabilimento d’Armi di Sestroretsk (SOZ).

Prima di quel periodo, la Russia dovette ordinare le componenti per l'assemblaggio dell’arma, non solo in Inghilterra, ma anche in Belgio e Germania. Infatti, sono noti modelli di carabina da cavalleria completamente costituiti da componenti straniere, come la serie prodotta nel 1872 nello Stabilimento d’Armi di Sestroretsk: la culatta mobile, la canna e l'otturatore furono realizzati in diverse aziende belghe e tedesche.

Cacciatori Abkhazi in attività di repressione nei confronti di Abreks (fuorilegge). Fine del XIX secolo. Questi agirono congiuntamente con i reparti cosacchi e funzionari di polizia dell'Impero Russo. L’armamento è composto da “Berdan n. 2” da fanteria , da Dragone e Carabina da cavalleria. Il terzo Abkhaz da sinistra, porta un “Berdan n.2” che presenta occhielli per la cinghia modificati. (Fb: HISTORICAL ARMS OF CAUCASUS-ИСТРИЧЕСКОЕ ОРУЖИЕ КАВКАЗА).

 

 

I volumi di produzione del “Berdan n.2” dell'Impero Russo, basati su dati d'archivio (dal 1873), sono presentati nella tabella “2”.

 

Tabella 2

Anno

Sistema

Stabilimento Imperiale d’Armi di Tula

Stabilimento Imperiale d’Armi di Sestroretsk

Stabilimento Imperiale d’Armi di Izhevsk

Totale

1873

“Berdan n.1”

8.803

7.772

  -

16.575

1874

“Berdan n.2”

38.066

24.227

36.100

98.393

1875

 

59.743

45.003

57.770

162.516

1876

51.191

67.150

77.000

195.341

1877

136.143

101.000

121.000

358.143

1878

160.175

152.000

168.455

480.630

1879

107.526

141.186

141.200

384.726

1880

147.474

125.000

135.200

407.674

1881

149.107

122.500

132.500

404.107

1882

85.893

62.500

72.500

220.893

1883

65.000

55.000

65.080

185.080

1884

60.000

45.000

165.000

165.000

1885

42.018

25.500

34.000

101.518

1886

37.247

20.000

26.276

83.523

1887

27.607

15.000

28.925

71.532

1888

25.503

14.000

26.908

66.411

1889

19.959

13.000

24.013

56.972

1890

15.000

10.000

15.000

40.000

1891

-

-

20.000

20.000

Totale

1.236.455

1.040.652

1.241.927

3.519.034

 

 

Lo stabilimento di Tula produsse “Berdan n.2” da fanteria e dragoni. Sestroretsk e Izhevsk, versioni di fanteria e per cosacchi. Fino al 1880, lo stabilimento di Sestroretsk fabbricò anche carabine da cavalleria. Inoltre, è noto che nel 1876 le canne per le carabine furono fornite dall'impianto di Izhevsk per ordine di Sestroretsk.

A partire dal 1879 le richieste di canne dal Belgio e dalla Germania,  e di acciaio estero, furono ridotte a causa del fortunato sviluppo e ampliamento nella capacità produttiva dell'impianto di Izhevsk, che ormai era in grado di soddisfare ampliamente la domanda interna. Per fare un esempio, nel 1880, lo stabilimento di Izhevsk riuscì a rifornire Tula con 175.000 canne.

Numero di canne ordinate in Germania e Belgio, pz.:

  • 1874 – 17.900 pz.
  • 1875 – 54.500 pz.
  • 1876 – 106.100 pz.
  • 1877 – 149.700 pz.
  • 1878 – 70.000 pz.

 

 

2.3 “Berdan n. 2”. Forniture estere e prede belliche.

Gran parte della storia di questo sistema, accomuna eserciti alleati e nemici dell’Impero Russo.

“Berdan n. 2” versione da fanteria, prodotto nello stabilimento di Sestroretsk nel 1882. Questo esemplare presenta l’aggancio cinghia con occhielli per la versione Dragone. Collezione Andrea Turchi.

 

 

2.3.1 Fornitura al Regno di Bulgaria.

I primi fucili “Berdan n. 2” (presumibilmente anche “Berdan n. 1”), arrivarono in Bulgaria assieme all'Esercito Imperiale Russo, durante la guerra russo-turca del 1877-1878.

In questo conflitto, le unità della Milizia e delle sotnie di cavalleria bulgare furono armate con carabine prodotte dallo stabilimento di Sestroretsk, primo aiuto bellico per il nascente Esercito Bulgaro (Zemsky). L’Impero Russo consegnò loro anche un piccolo lotto di fucili “Berdan n. 1”.

Con la conclusione del conflitto, e la sconfitta dell’Impero Ottomano, il  Regno di Bulgaria fu rifornito da San Pietroburgo di un gran numero di fucili convertiti da 6 linee del sistema Krnka. Nonostante ciò, sarebbero dovuti trascorrere molti anni perché Sofia potesse ricevere una massiccia fornitura di "Berdan n.2".

Dal 1881 al 1889, la Bulgaria commissionò una produzione di quest’ultimo fucile agli stabilimenti di Tula e Izhevsk. I volumi richiesti consistettero in: 50 mila modelli da fanteria nel 1883; 30 mila modelli da fanteria e 3mila da dragone nel 1886; 25mila modelli di fanteria nel 1889.

Nel 1900 il governo russo consegnò ai musei bulgari con a tema la guerra russo-turca del 1877-1878 vari oggetti militari di grande valore storico, tra cui 100 “Berdan n.1” prodotti dalle fabbriche di armi di Sestroretsk e Tula.

Il 23 ottobre 1906 i tecnici e gli ingegneri bulgari cominciarono la progettazione di un lanciagranate sferiche, innestate su un tubo in lamiera, in cui veniva alloggiata la carica di lancio, innescata da una cartuccia esplosa per mezzo di un otturatore del fucile Krnka. Nel periodo che va dal 1908 al 1913 il progetto fu migliorato, utilizzando come base dell’arma il “Berdan n.2”. Il calibro delle granate che tale sistema era in grado di lanciare risulta di 70 mm.

“Mortirka”: lanciagranate “Berdan n.2”. (bulgarianartillery.it)

 

 

Nel 1910 lo Zar di Bulgaria, Ferdinando I, fu nominato da Nicola II Comandante del 51 ° Reggimento di Fanteria di Minsk. Questa nomina portò in dote alla Bulgaria altri 13 mila fucili “Berdan n. 2”.

Nel 1913 la Russia donò 12 mila “Berdan n.2” per armare le milizie dei volontari macedoni nella prima guerra Balcanica.

Durante il primo conflitto mondiale la Bulgaria si schierò con la Triplice Alleanza, e destinò i suoi “Berdan n. 2” alle milizie e alle unità di presidio nelle retrovie, tra cui il 5° Reggimento della Divisione “Danubio”.

Dopo la prima guerra mondiale, secondo il Trattato di pace di Neisk del 1919, 54mila “Berdan n. 2” furono distrutti. Infatti, pur dovendo soddisfare i termini del trattato, i bulgari cercarono di eliminare solo armi obsolete, mantenendo quelle moderne.

“Berdan n. 2” fornitura Bulgara. A sinistra l’eroina bulgara Zorka Iliova, armata di carabina da cavalleria. A destra un soldato bulgaro durante la prima guerra mondiale con la versione da fanteria. (waralbum.ru).

 

 

Il “Berdan n.2” rimase in servizio in unità di questo Paese fino al 1918, e, per la protezione delle linee ferroviarie, fino al 1930.

Infine, in Bulgaria furono prodotte copie ridotte di questo fucile, convertite per una cartuccia da revolver, in calibro .380. Tali esemplari furono realizzati presso il Regio Stabilimento della città di Kazanlyk, ed erano destinati ai figli della famiglia reale e a quelle di alti funzionari. Alcuni esemplari di detta variante sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, conservati in collezioni private.

 

 

2.3.2 Fornitura al Regno di Serbia e Montenegro. 

Tra il 1880 e il 1881, il Ministero della Guerra serbo avviò contatti con rappresentanti dell’industria d’armi statunitense, in particolare con la Janssen & Co. Collaborando con quest’ultima, stipulò un accordo per la produzione di nuovi sistemi d'arma destinati all'Esercito di Belgrado.

Tuttavia, gli americani, anziché attenersi a quanto pattuito per una produzione in serie di nuovi fucili, proposero l’acquisto di fucili turchi del sistema “Peabody-Martini” e di fucili “russi” “Berdan n1”. Questi ultimi presentavano marchi zaristi, ma erano privi di numeri di matricola e punzoni di accettazione.

Nel 1890 il governo del Regno di Serbia presentò all'Impero Russo una richiesta per la fornitura di 100.000 “Berdan n. 2”. Le trattative finali della commessa si svilupparono tra il dicembre 1890 e il gennaio 1891, portando alla firma di un accordo, che incluse un lotto di 72mila fucili. In Serbia, il fucile “Berdan n. 2” è stato ufficialmente denominato “modello 1873”.

Nel gennaio 1894, i rappresentanti del Montenegro chiesero alla Russia una fornitura dello stesso modello di fucile, sebbene ormai obsoleto, e ne ottenne in dono 30mila esemplari da fanteria, con 30 milioni di cartucce, e 500 carabine (molto probabilmente in questo caso il termine "carabina" dovrebbe essere inteso come riferito al modello da dragone), con 200mila cartucce.

Il Regno di Jugoslavia, tra il 1918 e il 1941, nell'arsenale della città di Kragujevac, adattò alcuni “Berdan n. 2” per la cartuccia francese del sistema “Gras”. Per contraddistinguerne il calibro francese da quello Russo furono punzonati con un timbro a forma di lettera (Г), e denominati  “modello M1874a”.

 

 

2.3.3 Fornitura all’Emirato di Bukhara.

L’Emirato di Bukhar fu un protettorato dell'Impero Russo. Nel 1883, per ordine del Governatore Generale del Turkestan, l'Emiro di Bukhara ricevette 1000 “Berdan n.2”, assieme a 100 mila cartucce, al fine di armare le sue truppe permanenti (Lashkar). Prima di ricevere detto dono, l'armamento di quel piccolo esercito consisteva in armi a percussione a luminello, con canne ad anima liscia e rigata, a pietra focaia, e persino a miccia.

 

 

2.3.4 Fornitura in Cina (Manciuria)

I “Berdan n. 2” furono usati a lungo nelle unità che sorvegliavano la linea ferroviaria orientale cinese, che prima appartenne all'Impero russo, e poi all'Unione Sovietica, la “КВЖД” (Китайско-Восточной железной дороги).

 

 

2.3.5 Fornitura all’Etiopia.

In seguito alla firma del Trattato di Uccialli del 1889, stipulato tra il Negus Menelik II e l’ambasciatore italiano ad Addis Abeba, l’Italia iniziò a espandere i suoi possedimenti nell’Africa orientale.

Alla fine del 1894 il governo Italiano, convinto dell’inutilità degli sforzi per imporre un protettorato all’Etiopia, passò ad un intervento armato diretto. Così, a marzo del 1895, dopo l’invasione da parte italiana del Tigrai, ad Addis Abeba fu convocato un consiglio militare per redigere un piano d’azione. Data la superiorità nemica in artiglieria, gli etiopi decisero di evitare gli scontri diretti, strategia che frutterà la vittoria.

Alla vigilia delle ostilità, Menelik prestò molta attenzione al problema dell’armamento del suo Esercito, i cui acquisti bellici aumentarono in modo significativo. Secondo alcune fonti, solo nel periodo che va dal 1885 al 1895, furono importate circa 189 mila armi da fuoco. Tra queste anche dei “Berdan n.2” russi.

Quest’ultimo dato fu confutato all’epoca dall’ambasciatore italiano a San Pietroburgo, che informò tempestivamente il governo della probabile fornitura di 40 mila fucili, e diversi cannoni leggeri, da parte dell’Impero Russo a favore di Addis Abeba.

Si precisa che le relazioni tra lo Zar e il Negus, sia prima del primo conflitto, che durante, portarono a un rafforzamento dell’Impero Etiope: oltre al sostegno morale, come già sopra accennato, questo connubio fu consolidato all’inizio del 1896 dalla fornitura di 30 mila “Berdan n.2”, assieme a 5 milioni di cartucce.

Sotto l’influenza dell’Illuminismo Etiope, ispirato alle politiche del Sol Levante, negli anni 30 del secolo scorso le autorità abissine si adoperarono per stabilire degli stretti legami con il Giappone, cosa che portò anche all’acquisto di un piccolo lotto di “Berdan n. 2” (presumibilmente si tratta di prede belliche della guerra russo-giapponese del 1904-1905), che restarono in servizio fino a poco prima dell’invasione italiana del 1936.

Recentemente parte di detti “Berdan n.2” sono stati immessi sul mercato statunitense, in quanto un importatore nord americano  ne ha ottenuto, dopo gara d'appalto, l’acquisizione di alcuni lotti in dismissione dagli arsenali Etiopi. Tra questi, oltre alle classiche versioni da fanteria, vi sono anche rari esemplari di “Berdan” da Dragoni.

 

 

2.3.6 Stoccaggio in Finlandia. 

Questo stato fu un Gran Ducato dell'Impero Russo.

Successivamente agli eventi bellici della guerra civile, conclusasi poi con la dichiarazione d’indipendenza della Finlandia, il suo esercito utilizzò tutto ciò che risultò in servizio prima del crollo zarista.

Nel 1919 risultavano in servizio 2.500 esemplari di “Berdan n. 2”, e presso un certo numero di unità di supporto  tale sistema rimase armamento principale fino alla fine degli anni 30 del Novecento.

Detti campioni sono contrassegnati da una marcatura aggiuntiva a forma di lettera “S”, riportata su alcune parti dell’arma, che indica la sua appartenenza alla Guardia Civile Finlandese (Suojeljskunta).

Alcuni “Berdan n. 2” furono impiegati dalle truppe di seconda linea ed ausiliarie durante la Guerra d’Inverno (1939-40), e “di Continuazione” ( 1941-44).

Gli ultimi “Berdan” militari finlandesi, c.ca 1.029 esemplari, furono ceduti nel 1955, come surplus militare, alla ditta americana “Interamco”,  e spediti in Nord America nel 1956.

 

 

2.3.7 Prede belliche. Impero Austro-Ungarico.

Il sistema “Berdan n. 2” non era completamente sconosciuto all’Impero d'Austria-Ungheria: negli anni 80 dell’Ottocento, su commissione bulgara, fu prodotto il munizionamento da 4,2 linee presso lo stabilimento della Keller & Co., a Hirtenberg, in Austria.

Durante la prima guerra mondiale, gli austriaci riuscirono a catturare un gran numero di modelli da fanteria di questo fucile, che destinarono a unità di supporto, territoriali e di retrofronte.

Alcuni di detti esemplari presentano il timbro “AZF” (abbreviazione dell’Arsenale di Vienna Artilleriezeugfabrik ) e “OEWG” (abbreviazione di Österreichische Waffenfabriks-Gesellschaft), assieme alle punzonature di accettazione contrassegnate con le lettere “W” e “T”.

Le baionette per “Berdan n. 2” catturate furono riutilizzate, e anche adattate per essere inastate in altre armi di produzione austroungarica.

Inoltre, alcuni dei fucili finiti in mano a Vienna furono trasformati in dispositivi di segnalazione per lancio di razzi, e vantano una canna incernierata, e un design piuttosto ingombrante.

 

 

2.3.8 Prede belliche. Giappone.

Esistono esemplari di “Berdan n. 2” contrassegnati con i timbri delle istituzioni educative giapponesi. Si può presumere che i fucili catturati siano stati usati dall’Impero del Sol Levante per scopi addestrativi.

 

 

2.3.9 Produzione in Belgio.

La storia del “Berdan n. 2” di questo Paese è leggermente diversa rispetto alle forniture standard già citate. Ne esistono degli esemplari (non furono destinati alla Russia; non hanno segni di accettazione zaristi), riconoscibili da punzoni nazionali, compresi quelli di prova.

Simili nel design agli esemplari dalla BSA, differiscono per forma da quelli russi.

Di questo fucile esiste, oltre al modello per fanteria, anche uno per cosacchi, sebbene non fosse stato destinato alle formazioni dello Zar.

Si presume che il “Berdan n. 2” belga fosse normalmente destinato a rifornire gli eserciti degli stati asiatici che confinavano con l'Impero russo.

Tuttavia, in diverse fonti occidentali si asserisce erroneamente che la Russia avrebbe acquistato un numero enorme di varianti belghe, ma questo dato non trova riscontri nelle documentazioni ufficiali dell'ex Impero. In realtà si trattò di piccole campionature, arrivate al seguito di rappresentanze commerciali in cerca di commesse a San Pietroburgo, e che il Dipartimento Militare comunque finì per respingere.

Detti lotti consistettero in rielaborazioni del “Berdan n. 2”, ricamerato in calibro da 3 linee (7,62mm), e modificato nel meccanismo dell’otturatore e della culatta mobile. Va precisato che tale elaborato tecnico non ebbe alcuna influenza rispetto alla creazione del fucile da “3 linee modello 1891”, ma fu sviluppato per proporre una soluzione momentanea al problema della fornitura di nuovi armamenti alle truppe.

Queste armi furono convertite in Belgio, su suggerimento del Capitano di fanteria francese il Marchese Markich Nikolay De Faletan, e dall’industriale Leon Nagan.

I campioni di De Faletan mantengono la rotazione del manubrio dell’otturatore a 43°, mentre in quelli di Nagan l’otturatore ruota di 90°. Per permettere un simile movimento, questi ultimi presentano una fresatura sulla finestra della culatta mobile. Lo studio di Nagan prevede due versioni del manubrio dell’otturatore: a forma di palla; a forma ovale.

La proposta di De Faletan fu considerata per la prima volta dal Comitato d’Artiglieria del GAU nell’agosto del 1891. Il costo della rielaborazione fu stimato a 17-20 franchi cad., con tempistiche di attesa relativamente brevi. I primi tre prototipi realizzati (due modelli da fanteria e uno cosacco) furono consegnati nel dicembre 1891 al Colonnello Chighagov, addetto militare russo di stanza in Belgio. Dopo le successive prove e test, con esito positivo, fu firmato un contratto per la conversione di 3000 “Berdan n.2”. Il Dipartimento specificò che la celerità per il completamento del lavoro sarebbe stata vincolante per la conclusione di successivi contratti. 

I primi 300 pezzi arrivarono in Russia nel novembre del 1892, e furono inviati alla Scuola per Ufficiali per i test di qualità. Sulla base dei risultati ottenuti, il Dipartimento d’Artiglieria riconobbe il progetto di Faletan come idoneo. Tuttavia, presto vi fu un netto cambiamento delle intenzioni del Dipartimento: la principale motivazione risedette nella bassissima qualità dei fucili convertiti (i campioni arrivati dal Belgio dovettero subire una pesante rifinitura prima di ottenere dei risultati di tiro soddisfacenti), e dal mancato rispetto delle scadenze.

La conseguente rescissione del contratto da parte russa  causò un inevitabile scontro con gli industriali belgi, che sostennero la loro posizione, accompagnandola con una richiesta di risarcimento. Sebbene la reazione fosse comprensibile, risultò fattuale la loro responsabilità in merito al mancato rispetto dei punti dell’accordo che gli venivano contestati, tanto che l’annullamento della commessa da parte russa fu del tutto legittima. Solo De Faletan ottenne un ristoro.

I campioni convertiti del produttore belga Leon Nagan furono testati dal Comitato d’Artiglieria nel febbraio del 1893. Il progetto risultò soddisfacente, e addirittura più avanzato rispetto a quello di De Faletan.

Ciò nonostante, causa il riscontro di un indebolimento della culatta mobile, e un difetto nell’estrattore, tale  progetto fu respinto nella sua totalità.

 

 

3. UTILIZZO IN BATTAGLIA DEL “BERDAN N.2 DA 4.2 LINEE”

La guerra russo-turca del 1877-1878 portò una prima meritata fama al "Berdan n.2".

Tuttavia, alla vigilia di questo conflitto va specificato che, su 48 divisioni di fanteria, solo 16 di queste furono armate con il nuovo fucile. Anche la cavalleria ebbe carenza di nuovi modelli . I reparti cosacchi, invece, ebbero un destino migliore.

 

(Foto_13)

 

L'arma principale utilizzata nelle unità di fanteria che partirono per la Campagna fu il fucile da 6 linee del modello 1869 (sistema “Krnka”). Nel Caucaso le unità russe furono armate anche di fucili ad ago del sistema “Karle”. Oltre a pochi esemplari del "sistema “Berdan n. 2", le truppe montate furono equipaggiate con modelli da dragone del sistema “Krnka”. Le unità degli ussari ricevettero lo stesso tipo d’arma, ma nella versione carabina.

Durante la guerra, l'intera scorta di armi leggere dell’Impero Russo fu esaurita, e, causa i grandi timori per un eventuale attacco da parte dell'Austria-Ungheria e della Germania (i cui eserciti erano dotati di armi più moderne), i sistemi di nuova produzione furono per la maggiore distribuiti lungo la frontiera occidentale, e in parte ai distretti di Varsavia, Vilna, Pietroburgo e Finlandia. Infatti, per tutta la durata del conflitto le unità zariste in prima linea non furono mai completamente equipaggiate con fucili “Berdan n. 2”.

Il processo di riarmo delle truppe è mostrato nella tabella “3”.

 

Tabella 3.

Versione

Dal 1 di gennaio

Anno 1878

Anno 1879

Anno 1880

Da fanteria (Berdan n.2)

406.828

911.359

1.160.688

Fucilieri (Berdan n.1)

11.348

6.372

3.024

Da Dragone (Berdan n.2)

31.018

41.634

50.602

Da Cosacco (Berdan n.2)

90.000

123.455

123.455

Carabina (Berdan n.2)

16.070

16.070

16.070

 

 

All’epoca l'Esercito Turco era armato con tre sistemi d’arma: la conversione a retrocarica, con sistema “Snider”, in calibro 14,7 mm; il nuovo sistema “Peabody-Martini” in calibro 11,43 mm; e le armi a ripetizione a leva tipo “Henry modello 1866”, in calibro .44.

I fucili dei due schieramenti erano abbastanza simili tra loro in termini di qualità. La differenza fondamentalmente constava nelle graduazioni dell’alzo: i  “Peabody-Martini” avevano un alzo fino a 1.278 m; i “Berdan n. 2”, invece, solo fino a 1.500 shagov (1 shag = 0,71 m; 1.065 metri), sebbene potessero essere efficacemente utilizzati sino a distanze di 1.420 metri. Ciò si tradusse in un vantaggio per le truppe turche, che furono in grado di aprire il fuoco da distanze maggiori, infliggendo gravi perdite agli avversari.

Va anche detto che  un punto di forza delle truppe Turche a Plevna fu l'utilizzo delle armi a ripetizione a leva con serbatoio tubolare: a breve distanza saturarono le linee nemiche di piombo.

Tutte queste problematiche, e  l’esperienza fatta sul campo, portarono a confutare l’errato approccio tattico da parte russa: l’utilizzo di formazioni di fanteria molto compatte in scambi di fucileria a distanza ravvicinata si dimostrò una pratica errata.

Da qui il fatto che, subito dopo la guerra, l’alzo del “Berdan n. 2” fu modificato per graduazioni fino a 2.250 shagov (1.597,5 m).

 

(Foto_14)

 

Dopo la 12^ guerra russo-turca, il “Berdan n.2” fu utilizzato in varie spedizioni nell'Asia centrale: quella del 1885 contro gli afghani guidati dagli inglesi, a Kushka; quella contro cinesi e afgani nel Pamirs, nel 1892-1894.

 

Nel 1891 entrò in servizio il nuovo fucile da “3 linee modello 1891”, e durante gli anni delle sua progettazione si cercò di ammodernare l’arma che avrebbe sostituito, portandola da colpo singolo a ripetizione ordinaria.

 

Ulteriore test sul campo del "Berdan n. 2" fu la guerra russo-giapponese del 1904-1905. Infatti, sebbene il riarmo delle truppe con il nuovo “1891” fosse già stato completato, il “Berdan” rimase in servizio nei reparti da fortezza e in altre unità, per un totale, fino alla fine dello scontro, di 33.126 esemplari, compresi quelli di alcune unità navali. 

E’ noto che su alcuni di questi furono applicati ideogrammi giapponesi, e si presumere possa trattarsi di trofei di guerra.

 

(Foto_15)

 

Durante i difficili anni della prima guerra mondiale, quando le truppe russe sperimentarono un'acuta “fame d’armi”, fu necessario il riutilizzo dell’ormai obsoleto “Berdan n. 2”. Prima dello scoppio del conflitto, negli arsenali ve n’erano stoccati 362.019, teoricamente destinati ad equipaggiare solo le unità territoriali, di retrofronte e le milizie. Tuttavia, a causa delle gravi deficienze nel rifornimento di armamenti al fronte, si finì per utilizzarli anche per reparti in prima linea.

 

(Foto_16)

 

In merito a ciò, un aneddoto interessante risulta la condanna all’incarcerazione nel 1916 del Ministro della Guerra V.A. Sukhomlinov: fu arrestato anche con l’accusa di aver fatto distruggere appena prima dell'inizio della guerra centinaia di migliaia di fucili “Berdan n. 2” rigenerati, cosa che finì per mettere ancor più in difficoltà l’Esercito Imperiale, intento a contrastare la Triplice Alleanza.

Durante il conflitto la propaganda tedesca e austriaca, per diffamare i russi, descrissero il “Berdan n. 2” come un'arma disumana, che infliggeva terribili ferite, anche se questo fucile, con tutti i suoi difetti (colpo singolo, azione a polvere nera, caratteristiche balistiche peggiori rispetto al “1891”), non sarebbe rimasto a lungo in prima linea: appena possibile fu sostituito con modelli più moderni, anche d’importazione.

Le baionette per “Berdan n.2” furono adattate e riutilizzate per  il fucile da “3 linee 1891”.

 

Successivamente, il “Berdan n.2” conobbe una nuova stagione operativa durante la Rivoluzione d’Ottobre, e nella conseguente guerra civile.

 

(Foto_17)

 

In quel periodo, come avvenne per numerosissime armi, cadendo in mani civili, anche i “Berdan” finirono per subire trasformazioni casarecce, a seconda dello scopo. Infatti, ne rimangono ad oggi degli esemplari in cui si riscontra una riduzione della canna tutt’altro che regolamentare.

 

Finita la guerra civile, durante la lotta contro il “Basmachismo” (movimento politico e religioso ispirato al panturchismo) in Asia centrale, il “Berdan n. 2” fu usato sia dai sovietici, che dai ribelli.

 

Durante la seconda guerra mondiale, i sovietici riutilizzarono questo sistema per armare truppe di retrovia.

 

 

  1. MECCANICA E DESCRIZIONE DEL FUCILE RUSSO DA “4.2 LINEE MODELLO 1870”.

 

Le parti principali dell’arma possono essere descritte come segue:

 

1) Canna e culatta mobile;

2) Otturatore con meccanismo di percussione;

3) Meccanismo di scatto;

4) Congegno di puntamento;

5) Cassa;

6) Baionetta;

7) Bacchetta e fornimenti.

 

4.1 Canna e culatta mobile.

 

Le canne dei fucili di fanteria, da dragone, da cosacco e la carabina da cavalleria differiscono l’una dall’altra solo per alcuni particolari: lunghezza e diametro esterno; dimensione dello zoccolo di mira, ghiera e base del mirino; supporto per la baionetta.  

L’interno della canna ha un anima rigata, una camera per l’ingresso del proiettile, e una parte filettata. L’anima rigata, uniforme per tutta la canna, ha un diametro lungo i pieni di 4,2 linee (10,67 mm), e lungo i vuoti 4,4 linee (11,17mm).

La rigatura elicoidale destrorsa presenta sei principi rettangolari, con una profondità di 0,1 linee ( 0,254 mm), e una larghezza di 1,5 linee ( 3,81 mm);  i vuoti sono tre volte più larghi dei pieni, e hanno una lunghezza di corsa di 50 calibri (4,2 linee x 50 = 210 linee = 533 mm). Quindi, per esempio, in merito al modello da fanteria, effettuano circa 1 giro e mezzo sulla lunghezza della canna.

 

(Foto_18)

 

Culatta mobile (tubo di culatta) - Tav. II.

 

(Foto Tav_2)

 

Un tubo di culatta (Fig. 5 e 6 - A) è avvitato sulla codetta filettata della canna a foggia tronco-conica. In questo modo, in caso di rottura del bossolo, tra la parte anteriore di questo e l’otturatore esiste un intervallo per mezzo del quale possono aver sfogo i gas.

Il tubo di culatta sul piatto superiore presenta un’apertura longitudinale allargata sulla destra, con risalto - o spalletta - a superficie elicoidale, destinata all’otturatore ( Fig. 5 – S – L’angolo smussato dell’apertura serve da spalla al manubrio dell’otturatore quando quest’ultimo è in chiusura Fig. 6 – M). Tale apertura si restringe al bordo posteriore della culatta, ottenendo una fessura longitudinale, in cui scorrono le creste del cane-noce. L’andamento elicoidale del risalto ha lo scopo di facilitare la compressione della molla a spirale.

Nella parte inferiore il tubo di culatta presenta: un tallone di appoggio ( Fig. 6 – a); una cavità ( Fig. 6 – b) per la spranghetta di sicurezza, per evitare che questa, dopo lo sparo, possa impedire la rotazione dell’otturatore; un foro per la vite d’unione; una barra passante ( Fig. 5 - m), per il posizionamento del congegno di scatto ( Fig. 6 – d); un alloggiamento longitudinale ( Fig. 5 – LM), per la guida della codetta inferiore della culatta, in cui è ricavata una cavità per il braccio del grilletto.

 

(Foto_19)

 

4.2 Otturatore e meccanismo a percussione. Tav. II e Tav. III.

(Foto Tav_III)

L’otturatore è un cilindro cavo munito di un manubrio ( Fig. 6 e 8 – M), con guida ( Fig. 6 e 8 – n) incavata per contenere l’estrattore; è  munito anteriormente di un grano ( Fig 6 e 12 – G); il grano, trattenuto da una vite, è forato per dar passaggio allo spillo del percussore, ed è provvisto di due incavi ( Fig. 6 e 12 – p) di forma elicoidale, e di due piccole tacche. Gli incavi e le tacche servono a dar alloggio alla traversa ( Fig. 6 e 10 – T) del percussore, e ad appoggiare sugli incavi, o sulle tacche, la punta del percussore che sporge al di fuori del grano, o quando questa risulta ritirata all’interno di esso. Esternamente l’otturatore presenta due scanalature per la spranghetta di sicurezza, ed una terza per la vite ( Fig. 6 e 8 – o’).

L’estrattore è un’astina provvista di gancio (Fig. 14), spinta continuamente fuori dal suo alloggiamento da una molletta a spirale - rimane in sede grazie alla vite di arresto (Fig. 6 – v’) -, che agisce sul piano inclinato ( Fig. 6 e 14 – p’). Con questa disposizione, la forza dell’estrattore aumenta per mezzo della resistenza che oppone il bossolo.

Il meccanismo di percussione è a molla elicoidale ( Fig. 11). Quest’ultima avvolge il percussore ( Fig. 6 e 10 – P), andando a premere anteriormente contro la traversa e, posteriormente, contro il risalto ( Fig. 6 – u). La molla elicoidale è molto lunga, cosa che rende lo sforzo esercitato minore, e l’urto dello scatto contro l’apposita tacca addolcito.

Inoltre, nella sua parte posteriore l’otturatore è costituito da un cane-noce ( Fig. 6 e 8 – C) a forma di tubetto. Questo presenta un canale cilindrico, che riveste la parte posteriore del cilindro-otturatore, ed è unito al percussore per mezzo di un’avvitatura. Una vite ( Fig. 6 e 8 – W), che attraversa il cane ed il percussore, impedisce lo svitamento di quest’ultimo, mentre la vite ( Fig. 6 e 8 – o’), scorrendo nell’apposita scanalatura, limita il movimento del cilindro.

Il cane ha, sopra e sotto,  per tutta la lunghezza, due sporgenze di forma prismatica. Quella superiore scorre nello spacco alto del tubo di culatta, insieme alla guida del manubrio ( Fig. 6 e 8 – n). Nell’altra si trovano due tacche: di sparo ( Fig. 6 e 8 – x), e di sicurezza( Fig. 6 e 8 – y).

Una feritoia aperta nel cane, posteriormente alle tacche, contiene una spranghetta di sicurezza imperniata ( Fig. 6 – z), provvista di un dente ( Fig. 6, 8 e 13 – K), che per forza di gravità tende sempre a rimanere in basso.

4.3 Congegno di scatto. Tav. II

 

Il congegno di scatto consiste:

 

1) Grilletto ( Fig. 7) rotante sui perni (Fig. 6 - d);

2) Dente di scatto con gancio (Fig. 6 - e);

3) Un bilanciere ritegno-espulsore con denti (Fig. 6 – g i), rotante su un perno strutturato a una linguetta;

4) Due molle a balestra (Fig. 6- U), fissate con una vite alla culatta mobile.

 

Il grilletto è formato da due braccia. Quello corto va a inserirsi nell’incavo del dente di scatto, mentre il lungo passa attraverso l’apertura della bandella posteriore, terminando in una coda per il dito del tiratore. Il dente di scatto si inserisce negli scansi (Fig. 6 - x e y), mediante la molla a balestra (Fig.6 – U).

Il bilanciere di ritegno-espulsore è provvisto di due denti. L’uno (Fig. 6 - i) anteriore, serve da enfasi per sospingere verso l’esterno il bossolo, che viene rimosso dall’estrattore; l'altro, posteriore (Fig. 6 - g), a culatta aperta, inserendosi nella tacca del grano, fa nel contempo da fermo all’otturatore.

 

(Foto_20)

 

4.4 Congegno di puntamento. Tav. IV

 

(Foto Tav. IV)

 

Alzo a cursore e gradini, composto da:

 

  1. a) Uno zoccolo saldato alla canna strutturato a gradini (Fig. 15). Questi sono graduati e, appoggiandovi il cursore del ritto abbattuto (Fig. 19), si ottengono distanze intermedie da 200 a 500 shagov ( 142 m – 335 m) inclusi;
  2. b) Un ritto rotante su un asse imperniato nello zoccolo. Su di esso sono incise le seguenti linee di mira: da 600 a 1.500 shagov (366 m – 1.065 m) per un fucile da fanteria (Fig. 16); da 600 a 1.400 shagov ( 366 m – 994 m) per i modelli da dragoni e cosacchi;
  3. c) Una tacca di mira fissa all’estremità del ritto;
  4. d) Un cursore scorrevole con tacca di mira per puntamenti lungo il ritto (Fig. 21), trattenuto per attrito (il tiro con ritto sollevato prevede delle graduazioni da 600 a 1.500 shagov; il tiro da 200 a 500 shagov viene eseguito con il ritto abbattuto, e cursore appoggiato sui gradini corrispondenti dello zoccolo, mirando attraverso la fessura della tacca di mira fissa;
  5. e) Una molla a balestra per fissare il ritto - o sollevato, o abbattuto -, assicurata con una vite allo zoccolo.

 

(Foto_21)

 

L’alzo per la carabina da cavalleria ha, sui gradini dello zoccolo, distanze da 300, 400 e 500 shagov ( 213 m – 284 m – 335 m), e una linea sul ritto per la distanza di 600 shagov ( 366 m).

Dopo la guerra russo-turca del 1877-78, fu stabilito di adattare l’alzo del fucile da fanteria da 4.2 linee, per sparare a distanze fino a 2.250 shagov (1.597,5 m). Per questo, sono state introdotte le seguenti modifiche:

 

1) Il cursore è allungato e, all'estremità, sporgente sulla destra, è presente una tacca di mira (Fig. 20 - a1) per il puntamento attraverso il mirino laterale, fissato sul lato destro della fascetta frontale (Fig. 17);

2) Sul lato posteriore del ritto sono incise le distanze (Fig. 18): linee lunghe da 1.600 a 2.200 shagov ( 1.136 m – 1562 m); linee corte per le mire intermedie da 1.550 a 2.250 shagov ( 1.100,5 m – 1.597,5 m).

 

(Foto_22)

 

In merito al precedente punto “1”, la parte superiore del mirino laterale si trova a 2,5 pollici( 63,5 mm) sotto l'asse della canna, e, di conseguenza, la lunghezza della linea di tiro risulta ridotta a 46 linee ( 116,84 mm). Con tale componente, e ritto sollevato, le graduazioni, rispetto a quelle della tacca di mira centrale, risultano quasi raddoppiate. Inoltre, senza aumentare l'altezza del mirino laterale oltre l'asse della canna, si è ottenuto di poter sparare a grande distanza appoggiando il calcio contro la spalla (Fig. 22).

 

(Foto 23) (Foto_24)

 

4.5 Cassa.

 

Fatta di legno di betulla o noce, si distingue in tre parti: il calcio, l’impugnatura e il fusto.

Quest’ultimo presenta, nella parte inferiore, il canale per la bacchetta.

 

4.6 Baionetta.

 

Premessa

Durante la progettazione del “fucile da 4,2 linee”, venne considerata l’ipotesi della trascurabilità della baionetta. Questa teoria si diffuse in America dopo la guerra civile, e i progettisti russi ne furono influenzati. Con i nuovi sistemi d’arma si riteneva a torto che sarebbe stato possibile sparare a brucia pelo, rendendo poco probabile l’eventuale combattimento corpo a corpo, tanto che inastare la baionetta sarebbe stato necessario solo in casi eccezionali. 

Tuttavia, quando il mod. 1868 (“Berdan n.1”) arrivò in Russia, le tarature furono effettuate con la baionetta inastata.

Quest’ultima riprendeva la lama a sezione triangolare sgusciata, tipica dei modelli previsti per i fucili convertiti a retrocarica da 6 linee (“Karle”, “Krnka”, etc.).  Il suo posizionamento fu previsto sul profilo basso della canna, per evitare deviazioni laterali del proiettile. Di contro, inastandola in tal modo, si riscontrò una deviazione del proietto verso l’alto, e che la distanza di tiro finiva per non corrispondere alla linea di mira dell’alzo.

Inizialmente, confutato il primo fenomeno, questo fu fatto dipendere dai gas di sfogo, che, uscendo dalla volata della canna ed espandendosi, incontravano la resistenza del piatto interno senza sgusci della baionetta: sfogando parzialmente sulla superfice di questa, causano una forza di ritorno verso l’alto, che finisce per produrre la deviazione del proiettile. Ciò determinato, al fine di ridurre l’inconveniente, si rese necessario sagomare i tagli della baionetta in modo tale che i gas alla volata colpissero una costola della lama, e non il suo piatto. Il modello che si finì per ottenere fu realizzato dal Gen. Gorlov e dal Capitano Bunyaevsky.

Tale lama è a quattro lati, e viene inastata sulla destra della volata.      

 

4.6.1 Baionetta per sistema “Berdan n.1 mod. 1868”. (Tav. V, Fig. 23)

 

(Foto Tav. V)

 

La lama è di sezione triangolare, composta da due facce anteriori e una posteriore. Le prime sono marcatamente sgusciate per l’intera lunghezza della lama, mentre lo sguscio della seconda risulta debolmente accennato. Il braccio è dritto, molto corto, e di sezione ovale. Il manicotto presenta un ponticello, una ghiera con la sua vite, e uno spacco per il passaggio del fermo presente sul lato destro della canna del fucile. Questa baionetta è in acciaio, e di colore azzurrato.

 

Lunghezza totale: 585 mm.

Lunghezza lama: 510 mm.

Larghezza lama: 21 mm.

Lunghezza del manicotto: 77 mm.

Diametro interno del manicotto: 17,9 mm.

 

4.6.2 Baionetta per sistema “Berdan n. 2 mod. 1870”, versione per la fanteria. (Tav. V, Fig. 24)

 

Lama a quattro facce, con sgusci per ognuna. La punta è sagomata a forma di cacciavite a taglio, peculiarità che da questo modello avrebbe caratterizzato le baionette a spiedo russe. Presenta un manicotto con spacco, ponticello, e una ghiera con vite. Il braccio è a sezione rettangolare, a spigoli smussati.

 

Lunghezza totale: 580 mm.

Lunghezza lama: 510 mm.

Larghezza lama: 20 mm.

Lunghezza del manicotto: 75,5 mm.

Diametro interno del manicotto: 17,6 mm.

 

4.6.3 Baionetta per sistema “Berdan n. 2 mod. 1870”, versione per i dragoni. (Tav. V, Fig. 25)

 

Lama a quattro facce, con sgusci. La costolatura è leggermente meno smussata rispetto al modello per fanteria. Il braccio di collegamento è di sezione ovale, munito di manicotto con spacco e ghiera con vite. Rispetto al modello di fanteria, presenta delle leggere variazioni nelle dimensioni.

 

Lunghezza totale: 575 mm.

Lunghezza lama: 495 mm.

Larghezza lama: 19 mm.

Lunghezza del manicotto: 75 mm.

Diametro interno del manicotto: 17,1 mm.

 

(Foto_25)

 

4.6.4 Sciabola-baionetta sperimentale mod. 1874, derivata dal modello prussiano. (Tav. VI, Fig. 26)

 

(Foto Tav. VI)

 

Il 14 marzo 1874 l’Aiutante Generale D.A. Milyutin scrisse nel suo diario: “La questione della sostituzione della baionetta a ghiera con una sciabola-baionetta in stile prussiano è stata nuovamente sollevata.”

Dopo l’ennesima sollecitazione, la GAU decise di inviare un agente militare a Berlino, con l’incarico di ricavare  informazioni necessarie per un eventuale produzione in serie di sciabole-baionette.

La proposta del Dipartimento prevedeva di armare con queste lame la fanteria della Guardia, i granatieri e i battaglioni fucilieri.

Dopo l’arrivo delle tavole tecniche e dei campioni realizzati a Erfurt, la fabbrica d’armi di Zlatoust ricevette l’incarico di soddisfare un primo ordine, per un totale di 10mila pezzi. Tuttavia,  quello stabilimento non disponeva di tutti i macchinari per lo sviluppo meccanico di alcune componenti del prodotto. Per tale motivo il Dipartimento d’Artiglieria ponderò la scelta di trasferire parte della produzione dell’impugnatura nel sito di Tula. Così, il 1875 fu segnato da un aspro confronto tra i due stabilimenti in merito all’esclusività della produzione. Il 30 dicembre dello stesso anno la fabbricazione della sciabola-baionetta fu infine interrotta.

 

Lunghezza totale: 600 mm.

Lunghezza lama: 470 mm.

Larghezza lama: 27 mm.

 

4.6.5 Baionetta sperimentale “Gras modello 1876”. (Tav. VI, Fig. 27)

 

Dopo la repentina cessazione della produzione per la sciabola-baionetta su modello prussiano, l’Imperatore ordinò la creazione di una baionetta sperimentale in stile francese. A giudicare dai documenti e dai disegni di fabbrica sopravvissuti, la sciabola-baionetta scelta come prototipo era derivata dal modello per il fucile francese “Gras 1874”.

La progettazione di questo campione e l’assemblaggio finale furono assegnati allo stabilimento di Tula, mentre la fabbricazione della lama andò alla fabbrica di Zlatoust.

La fornitura di queste baionette fu ipotizzata per i reparti della Guardia e per i battaglioni fucilieri, mentre il resto dell’esercito avrebbe mantenuto la baionetta a spiedo.

Le differenze con il modello francese si notano sul gancio di crociera (nel campione russo l’estremità della curva è corta e rivolta verso l’impugnatura, mentre quella francese risulta più lunga e direzionata verso la lama), e sulle guancette (sul modello francese sono di bronzo fuso e legno, mentre quelle del prototipo russo sono in rame giallo).

In totale, di detta arma bianca si stima siano stati prodotti circa 300 pezzi.

 

Lunghezza totale: 522 mm.

Lunghezza lama: 470 mm.

Larghezza lama: 20,5 mm (all’impugnatura).

 

 

4.6.6 Sciabola-baionetta sperimentale da abbordaggio mod. 1860. (Tav. VI, Fig. 28)

 

Il Dipartimento della Marina Imperiale intraprese un percorso separato in merito ai test per i suoi armamenti. Dopo varie sperimentazioni, condotte dal 1874, per la selezione di sistemi d’arma a piccolo calibro, decise di dotare le sue truppe di “Berdan n.2”, prevedendo per quest’arma sia la baionette a spiedo, sia spadoni da abbordaggio.

L'Ammiraglio Generale Gran Duca Konstantin Nikolaevich approvò la decisione del Comitato Tecnico della Marina. Seguendo le istruzioni del Gran Duca, il responsabile temporaneo del Ministero della Marina, Aiutante Generale S.S. Lesovsky, ordinò di fornire alcuni fucili di spadoni da abbordaggio, derivati dal modello 1856. La diretta partecipazione dello stabilimento di Sestroretsk alla sua progettazione determinò la messa in produzione di questa incredibile baionetta a lama larga.

Nel 1875 i test continuarono, e furono notate: delle forti vibrazioni durante il tiro con lo spadone inastato; una notevole diminuzione della precisione di tiro, causata dallo sbilanciamento e dal peso di quest’ultimo. Nel 1876, sulla base dei risultati ottenuti, il Dipartimento della Marina stabilì l’abbandono del progetto.

 

4.6.7 Altri campioni.

 

Sono noti dei progetti per l’adattamento di pugnali-baionette (Tesak-Kindjal), destinati a fucili da 4,2 linee del modello cosacco.

Le armi in corso di studio avrebbero dovuto essere assegnate alle unità cosacche in Asia centrale. Tuttavia, ci si fermò alla fase progettuale.

 

4.7 Fornimenti.

 

I fornimenti per fucile da fanteria consistono in:

-due fascette scorrevoli, con alette e viti di fissaggio;

-due alloggiamenti previsti al fusto, per trattenere le fascette;

-due maglie ad anello sulla fascetta superiore e sul ponticello del grilletto, per trattenere la cinghia;

-il bocchino sull’estremità anteriore del fusto;

-La bandella posteriore, che dava grande forza alla cassa in fondo alla culatta;

-il ponticello del grilletto;

-il calciolo, e la sua vite di fissaggio al calcio.

 

I fornimenti del fucile e della carabina da cavalleria differiscono da quelli della fanteria nei seguenti elementi:

1) fascette circolari, trattenute da due mollette al fusto;

2) due fessure che attraversano l’interno della cassa, all’altezza del calcio e del fusto;

3) occhielli a fessura al posto delle maglie per il passaggio della cinghia scorrevole.

 

I fornimenti del fucile da cosacco differivano da quelli per il modello da dragoni:

  • per l'assenza di un ponticello del grilletto (al posto del grilletto, il fucile cosacco aveva un bottone di scatto);
  • la presenza di tre fascette, anziché due;
  • solo la fascetta superiore è trattenuta da una molla.

 

(Foto_26)

 

  1. INTERAZIONI DELLE PARTI DEL FUCILE.

 

I movimenti per la carica e sparo sono quattro:

1) Far girare il manubrio dell’otturatore e tirare indietro lo stesso;

2) Inserire la cartuccia nella finestra della camera;

3) Spostare in avanti l'otturatore e, dopo aver inviato la cartuccia nella camera, ruotare il manubrio verso destra;

4) Puntare e premere il grilletto.

 

5.1 Meccanismo di sparo. (Tav. II e VII)

 

(Foto Tav VII)

 

Fase di caricamento. Avanzamento dell’otturatore in avanti. (Fig. 29)

Una volta introdotta la cartuccia, si fa scorrere l’otturatore in avanti per chiudere la camera. Il dente (Fig. 6 – K) della spranghetta, incontrando la codetta del tubo di culatta, si solleva, e la spranghetta penetra nella scanalatura del cilindro. Proseguendo il movimento, il dente di scatto viene ad incontrare la tacca di scatto (Fig. 6 - x), ed arresta il movimento del cane e percussore. Continuando ad agire al manubrio, in modo da vincere l’azione della molla a spirale, l’otturatore può portarsi avanti fino all’altezza della spalletta e, quindi, ruotando a destra, venire ad appoggiare col manubrio contro questa.

In tal modo: la molla si arma; i due incavi (Fig. 6 - p) del grano e la scanalatura del cilindro vengono a mettersi rispettivamente in corrispondenza della traversa del percussore, e della spranghetta di sicurezza; il gancio dell’estrattore, incontrando la cartuccia, retrocede un poco, vincendo l’azione della molletta, potendo così sollevarsi, scavalcare l’orlo del bossolo, agganciandolo, e determinando la distensione della molla. Così, l’arma è pronta per lo sparo.

 

Fase di scatto. (Fig. 30)

Premendo sul grilletto, il dente dello scatto si abbassa, la molla si distende, ed il percussore penetra con la traversa negli incavi (Fig. 6 - p), in modo che la punta, sporgendo fuori, urti l’innesco, facendo esplodere la cartuccia. La spranghetta, scorrendo nella scanalatura del cilindro, al termine del movimento trova la cavità (Fig. 6 - b), penetrandola.

 

Fase di estrazione ed espulsione del bossolo. (Fig. 31)

Facendo ruotare il manubrio per aprire la culatta, non potendo il cane girare, in quanto la sua appendice superiore va a contrastare con il tratto ristretto del tubo di culatta, la traversa del percussore, strisciando sulle pareti degli incavi (Fig. 6 - p), indietreggia appoggiando nelle tacche, facendo sì che la punta del percussore si ritiri nel grano. Scorrendo indietro l’otturatore, la spranghetta di sicurezza rimonta sulla cavità (Fig. 6 - b) convenientemente sagomata, e penetra nella scanalatura del cilindro. Il bossolo tirato dell’estrattore viene indietro, finché il dente del ritegno-espulsore, arrestandolo, lo obbliga a ruotare ed uscire fuori dal tubo di culatta. Più il bossolo resiste all’estrazione, e più l’estrattore si abbassa, e con il gancio avvinghia l’orlo.

 

Posizione di sicurezza dell’arma.

Con l’arma in posizione di sparo, volendola portare in posizione di sicurezza, basta impugnare il bottone del cane, premere sul grilletto, e lasciare scorrere il cane avanti finché il dente di scatto sia penetrato nella tacca (Fig. 6 - y) di sicurezza.

In questa posizione la spranghetta di sicurezza, trovandosi impegnata nella scanalatura del cilindro, rende impossibile ogni movimento di rotazione dell’otturatore (per questo motivo è detta “di sicurezza”).

Volendo ritornare alla posizione di sparo, basta tirare indietro il cane-noce, finché lo scatto penetri nella tacca di scatto.

 

 

  1. CAMBIAMENTI NEL FUCILE “BERDAN N. 2”.

 

Dopo i primi anni di attività, il “Berdan n. 2” manifestò una serie di carenze, che furono eliminate in seguito, durante il processo di produzione.

 

Nel 1876, il Capitano Rogovtsev propose di apportare una serie di modifiche al percussore dell’otturatore, per aumentarne così l’affidabilità.

Infatti, a causa dei frequenti guasti di detta componente dovuti alla torsione, il prisma della stessa fu sostituito con una faccia piana sul grano e sul cane noce.

Al fine di evitare l’apertura  parziale dell’otturatore da chiuso al momento dello sparo, fu operata una smussatura elicoidale sull’estremità posteriore del manubrio dell’otturatore. 

Dal 1874 al 1878 furono effettuati test di modifica strutturali nell'otturatore del fucile “Berdan n. 2”, al fine di facilitarne la fabbricazione e il funzionamento.

Il pezzo migliorato fu approvato nel 1876, al fine di sostituire quello del 1870, ma a causa della guerra russo-turca, iniziata nel 1877, la sua introduzione fu sospesa.

Dopo la guerra, visto che il numero dei vecchi otturatori da sostituire era troppo elevato, fu abbandonato il progetto di produrre quelli migliorati.

 

L’alzo fu sostituito nel 1885.

 

(Foto_27)

 

 

  1. DATI BALISTICI.

 

  • Velocità inziale alla volata:

Modello da fanteria : 438 m/s

Modello dragone: 386 m/s

Cosacchi: 386 m/s

Carabina: 362 m/s

 

  • Gittata massima: c.ca 4.000 shagov (2.840 m).
  • Gittata del tiro diretto:

 

  • Modello per fanteria: 434 shagov ( 308,14 m);

 

  • Modello per cavalleria: 551 shagov ( 391,21 m).

 

  • Capacità di penetrazione.

 

(Foto_28)

 

a)La capacità di penetrazione dei proiettili del modello per fanteria è stata testata con l’ausilio di scudi di legno dallo spessore di un pollice (25,4mm) ciascuno, posti, uno dopo l'altro, a una distanza di un pollice:

 

  • da 200 shagov ( 142 m): da 7 a 9 scudi;
  • da 800 shagov ( 568 m): da 4 a 7,5 scudi;
  • da 1.200 shagov ( 852 m): da 4 a 4,5 scudi;
  • da 2.000 shagov ( 1.420 m): da 1,5 a 3 scudi.

 

Un altro metodo utilizzato per provare il coefficiente di penetrazione constava nell’usare scudi di tre fogli di ferro sovrapposti, ciascuno di una linea (2,54mm) di spessore, posti strettamente uno dopo l'altro, a una distanza di 100-200 shagov.

 

 

  1. MUNIZIONAMENTO. (Tav. VIII)

 

(Foto Tav_VIII)

 

La cartuccia adottata per i fucili da 4,2 linee – modello per fanteria, dragone, cosacco e cavalleria, nonché per il fucile “Berdan n. 1 del modello 1868” -, è composta dalle seguenti parti: un bossolo di metallo trafilato pieno, dotato di un porta innesco interno, e una capsula; polvere da sparo; un disco sigillante; e un proiettile avvolto nella carta (Fig. 32).

 

Il bossolo (Fig. 33) è d’ottone, a forma tronco-conica. L’orlo di presa è ricavato mediante ripiegatura della lamiera, rinforzato internamente da un contro-bossolo (Fig. 40). Il fondo per il porta-capsula è ripiegato a capezzolo (Fig. 39), in modo da formare l’incudine; negli angoli della ripiegatura sono praticati i fori per il passaggio della fiamma. La capsula (Fig. 34) si forza nel porta capsula in modo che la materia fulminante vada a contatto con l’incudine.

 

Il proiettile (Fig. 35 e 37) è in piombo stampato, o colato, del peso di 5,63 zol. (24 g) e dal diametro di 4,23 linee (10,75 mm). La parte superiore è arrotondata (foggia cilindro-ogivale), e nella parte inferiore presenta una rientranza per accogliere l’estremità dell’avvolgimento in carta. Questo è rivestito nella parte cilindrica da carta (Fig. 37), e separato dalla carica da un disco di grasso di montone, avvolto in carta velina da entrambi i lati (Fig. 38). L’avvolgimento del fondo del proiettile con della carta è progettato per eliminare i residui di  piombo che si depositano lungo i profili della canna.

Il proiettile “Berdan” – a differenza del “Miniè” – fu denominato come il cosiddetto “sistema a compressione longitudinale continuo”: dopo la detonazione della capsula e la fuoriuscita del proiettile dal bossolo, quest’ultimo si incanala nella rigatura, dilatandosi lungo tutta la sua lunghezza, ed espandendosi in tutte le direzioni, finendo per riempire in toto i profili della canna.

 

La carica nella cartuccia per fucili da fanteria è di 1 e  3/16 zol. (5,07 g). Per i fucili da dragone e cosacco, così come per la carabina da cavalleria, la carica è invece di 1 zol. (4,26 g).

Sovrastante la carica, per il munizionamento dei modelli da dragone, cosacco e carabina, vengono posti due dischi di propulsione anziché uno.

Un disco di propulsione è costituito da un lubrificante ottenuto da un miscuglio di grasso e cera, ed è utilizzato per eliminare lo sfondamento dei gas tra il proiettile e le pareti della canna. Serve altresì per lubrificare l’anima della canna, ammorbidendo la polvere di carbonio e i depositi, e facilitarne la pulizia.

Per distinguere il munizionamento per i reparti montati (con un carica ridotta) da quello della fanteria, ne era previsto l’avvolgimento in carta di colore rosa.

Successivamente si smise di differenziare il munizionamento, e si mantennero per tutti i modelli le cartucce da fanteria.

Dati tecnici:

  • Calibro: 10,75x58 R
  • Peso della carica: 1 3/16 zol. (g. 5,07);
  • Peso della pallottola: 5,63 zol. (g. 24,1);
  • Peso della cartuccia: 9,63 zol. (g. 42,5).

 

  1. MARCHI DI FABBRICA.

La composizione dei marchi di fabbrica presenti sui “Berdan n.2”, indipendentemente dal luogo di produzione, includono i seguenti elementi:

  • Il marchio del produttore;
  • L’anno di emissione;
  • Il numero di matricola;
  • I marchi di controllo: “PK” (Il marchio del Comitato di Accettazione - ПК Приемная Комиссия).

Inizialmente non ci fu una disposizione ufficiale che uniformò l’ordine delle iscrizioni citate, e ogni stabilimento ebbe la sua codifica, che per di più cambiò nel corso della produzione.

Il marchio di controllo “PK” esiste in due tipologie: il “Piccolo Marchio” e il “Grande Marchio”. Il “Piccolo Marchio” è sempre impresso sulla faccia piana della culatta mobile, e in alcuni anni è stato duplicato anche sul lato della canna. Il “Grande Marchio” è apposto sul lato destro del calcio.

(Foto_ 29) (Foto_30)

9.1 Marchi dello Stabilimento di Tula.

Per i “Berdan n.2” prodotti a Tula esistono 3 tipologie di iscrizioni:

  • 1° Tipo: Utilizzato dall’inizio della produzione, fino al 1873. L’anno, il marchio di Tula (Martello) e l’anno di emissione sono incisi sulle facce piane della culatta mobile, mentre il numero di serie sulla canna;
  • 2° Tipo: Utilizzato dal 1874 al 1875. L’iscrizione completa dello stabilimento (Тульскiй Оружейный заводъ.), l’anno e la matricola dell’arma sono trasferiti interamente sulla parte superiore della canna;
  • 3° Tipo: Simile alla precedente versione, ma con la nuova designazione dello Stabilimento di Tula (№ ИМПЕРАТОРСКIЙ Тульскiй Оружейный зав.), introdotta il 13 settembre 1875, cambiò anche la sua iscrizione impressa sulla canna. Questa fu utilizzata dal 1875, fino alla fine della produzione dell’arma.

9.2 Marchi dello Stabilimento di Sestroretsk.

Per i “Berdan n.2” prodotti a Sestroretsk esistono 7 tipologie:

  • 1° Tipo: Il marchio di Sestroretsk (freccia) e l’anno sono impressi sulle facce piane della culatta, mentre il numero di matricola è presente sia sulla canna, che sulla culatta;
  • 2° Tipo: Differisce dalla prima versione per l’aggiunta di un ulteriore designazione dello stabilimento, presente nella sua forma letterale incisa per esteso sulla canna (СЕСТРОРѢЦКIЙ ОРУЖЕЙНЫЙ ЗАВОДЪ);
  • 3° Tipo: Utilizzato dal 1873 al 1875. Il marchio dello stabilimento è riproposto con il solo simbolo della freccia, e tutte le incisioni sono duplicate sia sulle facce piane della culatta, che sulla canna;
  • 4-5° Tipo: La loro caratteristica e differenziazione sta nel posizionamento dei marchi: nel 4° tipo tutti gli elementi sono duplicati sia sulla culatta, che sulla canna; nel 5° tipo solo sulla canna;
  • 6° Tipo: L’anno e il marchio di fabbrica sono duplicati sia sulla canna, che sulle facce della culatta mobile, mentre il numero di matricola viene riportato solo sulla canna;
  • 7° Tipo: In questa versione avviene un cambiamento radicale di tutti gli elementi distintivi dell’arma. Questi sono tutti trasferiti e allineati sulla canna, ma orientati nella lettura dalla volata alla culatta (Es: 1882 г. Сестрорецкiй Оружейный заводъ №xxxxx).

(Foto_31)

9.3 Marchi della Stabilimento di Izhevsk.

Per i “Berdan n. 2” prodotti a Izhevsk esistono 4 tipologie:

  • 1° Tipo: L’iscrizione dello Stabilimento per esteso assieme alla matricola è presente sulla canna (Ижевскiй Оружейный заводъ), mentre l’anno di fabbricazione si trova sulla destra della faccia piatta delle culatta;
  • 2° Tipo: L’iscrizione subisce una leggera variazione nell’orientamento dell’anno di fabbricazione: applicato sul lato destro della culatta, ma orientato nella lettura dalla volata alla culatta (posizione invertita rispetto al 1°tipo);
  • 3° Tipo: Utilizzato dal 1882 al 1886. In questa versione, sulla faccia sinistra della culatta mobile viene duplicato il numero di matricola, presente anche sulla canna;
  • 4° Tipo: In questa versione tutti gli elementi vengono portati nell’orientamento dalla culatta alla volata;

 

  1. CINGHIE.

Le cinghie di quest’arma si differenziano in base alla versione del fucile. Infatti, nel caso del “Berdan n.2” se ne hanno quattro tipologie: modello per la fanteria, dragone, cosacco e carabina.

10.1 Cinghia per “Berdan n. 2” da fanteria, modello 1872.

La cinghia per il fucile da fanteria è rossa per i reparti della Guardia, mentre per le altre unità il cuoio resta nella colorazione al naturale. La sua lunghezza è di 1 arshin e 9 ½ vershka (1,12 m), e una larghezza di 5/8 vershka (2,7 cm).

La cinghia, mentre viene indossata, può essere stretta o allungata grazie all’asola in cuoio, in modo da garantire la sufficiente tensione tra spalla e avambraccio.

La concia della pelle doveva essere di qualità, e priva di difetti. Le cuciture era previsto fossero fatte in filo di lino a grandi punti.

 

(Foto_32)

10.2 Cinghia per “Berdan n. 2” da cosacco, modello 1876.

Quella del modello cosacco consiste in una cinghia lunga, una corta  per la regolazione, e un passante di collegamento anch’esso in cuoio.

Le prime due furono prodotte in pelle di bovino, conciata al naturale, caratterizzate da una larghezza di 3/4 vershka (3,33 cm), con uno spessore di 1/24 vershka (1,85 mm). La sezione lunga è di 2 arshin (1,42 m), mentre la corta di 1 e 3/8 vershka (6,1 cm). Il passante di collegamento è più spesso, con diametro 3/8 vershka (1,67cm) e largo 1 vershok (4 cm).

Queste cinghie furono utilizzate fino al 1884, anche per i modelli da dragone.

Il fucile modello da cosacco veniva portato sulla spalla destra.

 

10.3 Cinghia per i “Berdan n. 2” da dragone, modello 1884.

La cinghia per il modello da dragone, prodotta in pelle di bovino conciata al naturale, ha due estremità che si restringono a forma di cuneo. La lunghezza della cinghia è di 1 arshin e 14 vershkov (1,33 m), e non ha una larghezza uniforme. Lo spessore non doveva essere più di 1/32 vershka (1,38 mm).

10.4 Cinghia per la carabina “Berdan n.2”.

La cinghia per la carabina “Berdan n.2” differiva dal modello 1876 da cosacco solo in lunghezza, ed era montata con la stessa procedura, anche se il fucile veniva portato sulla spalla sinistra, con la volata della canna rivolta verso il basso.

Nelle unità di cavalleria, molto spesso, la carabina veniva portata in una sacca, prodotta in pelle, dotata di un passante in ottone, e una cinghia per il trasporto a spalla.

 

(Foto_33)


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