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CARCANO 91 AZF

Il nostro fucile in mano agli Austriaci - “Artillerie Zug Frabrik”





Durante la Grande Guerra vi furono vari momenti in cui gli eserciti belligeranti vennero in possesso di ogni sorta di materiale nemico: pezzi di artiglieria, elmetti, carri, camionette, animali, mitragliatrici, munizioni… e soprattutto fucili. E proprio la cattura di un fucile d’ordinanza nel Regio Esercito Italiano che verrà trattata in questa scheda, il Carcano Mod.1891.

L’esercito Austro-Ungarico fece un utilizzo smodato di armi di provenienza altrui, basti pensare alla quantità di armi d’ordinanza che venivano perdute al mese: nel 1914 in Galizia contro le truppe dello Zar Nicola II, migliaia di fucili Mannlicher 1895 finirono perduti, distrutti o in mano al nemico; così l’Impero Austriaco si trovò nella condizione di dover armare le truppe di seconda linea con armi di “preda bellica”, in modo che le truppe di prima linea fossero sempre armate del fucile di ordinanza. 

Non mancarono così le catture sul fronte Italo-Austriaco delle armi del Regno d’Italia, che perdette, a partire dal 1915, circa 50.000 fucili Mod.1891,  anche se le stime non si conoscono con certezza. Nei primi anni l’esercito Austro-Ungarico entrò in possesso di Mod.91 risalenti alle primissime produzioni di tale arma, che vanno come annate dal 1892 ai primi del 1900.  Una volta catturati al nemico passavano per l’arsenale d’artiglieria di Vienna in cui venivano ispezionati e sottoposti alla prova di durezza dell’acciaio, dando un colpo di bulino (su alcuni esemplari anche due) alla parte centrale della camera di cartuccia dove compariva punzonato il nome dell’arsenale Italiano di produzione, testandone anche la resistenza. Veniva posto poi il punzone “AZF”, che caratterizza quasi tutti questi fucili predati, sulla parte della camera di cartuccia dove compariva l’anno di produzione, iniziali che stanno per “Artillerie Zug Frabrik” attestante la proprietà dell’esercito Austriaco. Doveroso precisare che non tutti i Mod.91 che vennero catturati subirono questa punzonatura e sono quindi impossibili da identificare come catturati. 

Inizialmente i primi Mod.1891 predati subirono una ricameratura del calibro, in quanto gli Austriaci vennero in possesso di poche munizioni Italiane in 6,5x52mm, ma disponevano di molte quantità di munizioni in calibro Greco 6,5x54mm Mannlicher-Schoenauer (molto simile al calibro del Mod.1891), che l’Impero Austro-Ungarico produceva per la Grecia prima della guerra e dei quali disponeva ancora di parecchie scorte mai consegnate nei propri magazzini. Fu così che modificarono la camera dei ’91 in modo da utilizzare la munizione Greca con la stessa lastrina di caricamento e ovviare alla carenza di munizioni. I Mod.1891 modificati nel calibro Greco portano la punzonatura “Jt.U.Gr” alta circa 2cm sulla parte destra del calcio che sta a significare “Italienisch und Grieche” ovvero “Italiano e Greco” ossia che poteva camerare sia il 6,5x52 che il 6,5x54.

A seguire il marchio del punzone preso dall'opera di G.Chegia e A.Simonelli - Carcano Rifle 

L’utilizzo del 6,5x52mm nelle armi ricamerate al calibro Greco portò però dei problemi di fessurazione e spaccamento del bossolo in camera dovuto alla differenza di head space creata durante la modifica; è noto un documento della Commissione di accettazione dell’arsenale d’Artiglieria di Vienna, portante la data 17/07/1916 riferendosi proprio a tal problema (K.u.K  Ubernahmekommission im Artillerie arsenal Wien Zl.9311 v. 17/07/1916 an das KM Kriegs Ministerium) che consigliò appunto l’unico utilizzo della munizione in 6,5x54 cambiando la punzonatura sul calcio in 6,5 M.S. in alcuni Mod.91 preda bellica nella parte punzonata AZF vi è anche vicino una “L” rovesciata che starebbe a significare un particolare lotto ricamerato nel 6,5 Greco, anche se di tale informazione non vi è certezza documentale.

Tale pratica fu sospesa dopo il 24 ottobre del 1917 quando la nota disfatta di Caporetto del Regio Esercito portò nelle mani Austriache enormi quantità di materiale Italiano abbandonato durante la rovinosa ritirata, tra le quali ingenti munizioni del Mod.1891 che posero fine al problema dell’approvigionamento dei colpi. Le armi catturate dopo tale data vennero sempre ispezionate e punzonate con l’AZF ma non più ricamerate. Dopo Caporetto gli Austriaci entrarono in possesso anche di altrettanti Mod.1891 di annate di produzione più recenti, tra le conosciute compaiono il 1914 e il 1915, anche se non si esclude che vennero catturati anche Mod.1891 punzonati 1917 o 1918 che avrebbero dovuto far parte della riserva strategica, ma dopo le perdite subite furono anch’essi distribuiti. 

Collezionisticamente parlando, non sempre sui ’91 AZF compare sul calcio la punzonatura “Jt.u.Gr.” in quanto molti furono ricalciati e l’unico modo per capire se furono riconvertiti è provare un bossolo non sparato del 6,5x54 nel ’91 e verificare se l’otturatore vada in chiusura o meno.

BAIONETTA:
Oltre ai fucili furono catturate anche le baionette Mod.1891 che vennero riutilizzate e convertite. Nelle foto alcuni tipi di riutilizzo da parte di sottufficiali i quali vennero forniti in alcuni casi di baionetta Mod.91 con crociera ripiegata esattamente come nella versione dell’M95. Vennero anche create delle baionette definite “Ersatz” con lama ricurva totalmente in metallo molto simile a quelle prodotte per l’M95 e addirittura vennero modificate delle baionette Mod.1895 utilizzando lame delle baionette Italiane per essere inastate sui Mod.1891.

IL MODELLO ESPOSTO:
Il Mod.1891 in foto è stato prodotto nell’arsenale di Terni nel 1915 e porta il punzone “AZF” attestante la cattura, sotto l’anno di produzione; punzonata vicino vi è la “L” rovesciata, anche se in questo caso risulta essere in calibro 6,5x52 quindi non è stato ricamerato e probabilmente risulta catturato dopo il 1917. Ha punzonata sulla coda dell’azione la “stella” che sta a significare un ricondizionamento dell’azione per eccessiva usura (punzone apposto negli arsenali Italiani dopo la guerra, attestante anche il fatto che fece ritorno in patria alla fine del conflitto) la calciatura non è più la sua, è un legno in faggio recante il cartiglio tondo dell’arsenale di Terni con la scritta: “Fabb. D’Armi R° E.to Terni” (Fabbrica d’Armi Regio Esercito Terni) seguito dall’anno e al centro lo scudo Sabaudo.

LA CINGHIA:
La cinghia è sempre la stessa del Mod.1891 larga 28/30mm a due borchiette di ottone o metallo con due regolazioni.

Per concludere, senz’altro questi ’91 preda bellica sono di rilevante interesse sia storico che collezionistico. Sono armi abbastanza rare da reperire e con un fascino storico alle spalle davvero notevole; se all’apparenza possono sembrare dei normali ’91 con una attenta analisi si può scoprire il loro duplice servizio che li portò ad essere l’arma del nemico.

CLASSIFICAZIONE COLLEZIONISTICA:

Reperibilità 4
Valore Storico 4
Valore nel Tempo 4
Valore di Mercato 3
Stato dell'Arma GRADE B-

Per consultare la legenda, clicca qui

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