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categorie - ARMI LUNGHE

CARCANO 91/24

Il fucile che divenne moschetto





 

Una della varianti più interessanti storicamente del Mod.91, è senz'altro il Moschetto Mod.91/24. La sua storia comincia qualche anno dopo la fine della "Grande Guerra": il Regno d'Italia esce vincente da quel conflitto durato 4 lunghi anni, fatto di grandi battaglie costate la vita a migliaia di soldati. Ma non fu solo una guerra di uomini, ma bensì anche di materiali: lo sforzo bellico sostenuto, ampliò il debito pubblico del Regno che, già con gravi difficoltà economiche prima della guerra, si ritrovò ancora più impoverito alla fine di essa.

Fu così che lo Stato Maggiore dell'esercito si accorse di avere moltissimi fucili 1891 da Fanteria fuori servizio, in quanto, avendo combattuto e sparato in maniera consistente durante la Guerra, erano in condizioni di forte usura nella canna e nell'azione. All'epoca la fabbrica d'armi di Brescia aveva cessato la produzione dei Moschetti Mod.91 T.S. appena un anno dopo la fine della guerra (nel 1919) e l'esercito si ritrovò quindi con molti più fucili da fanteria che di moschetti per le truppe speciali. Vennero così avviati degli studi su una possibile "trasformazione" dei fucili Mod.91 lunghi usurati dalla guerra, in moschetti, per risparmiare su una produzione ex-novo di tale arma (ricordiamo che all'epoca la mano d'opera costava meno della materia prima).

Le prime sperimentazioni sulla conversione di tali fucili avvennero nel 1923: la modifica consisteva nel taglio della canna del fucile alla lunghezza di quella di un moschetto T.S. (450mm) con conseguente accorciamento della calciatura in legno; una volta tagliata veniva tornita fino alla tacca di mira per consentire l'inastamento della baionetta al nuovo tratto di canna, consentendo di fatto l'utilizzo della fascetta anteriore standard del '91. Un altro problema sorse sull'incassatura del calcio che risultava una volta accorciato, troppo profondo per appoggiare la canna; furono così posizionate delle piastrine di metallo in volata. che fecero da spessore per l'appoggio corretto della canna; vennero poi prodotti calci nuovi con le giuste quote del moschetto modificato. 
Sotto illustrata un'immagine che ritrae chiaramente la differenza del "prima" e del "dopo".


Altra modifica venne fatta ai sistemi di mira: fu saldato ad anello il mirino in volata e modificata la tacca di mira per la nuova gittata della canna accorciata. La tacca di mira che rimase "lunga" stile Mod.91, venne asportata la lamina abbattibile, tagliata e risaldata più avanti la mira in modo da consentire il giusto puntamento ai 450mt. Modificarono poi lo zoccolo dell'alzo che nel fucile lungo era tarato fino ai 2000mt e lasciate solo le tarature dai 600 ai 1500mt.

Con lo spostamento della mira da 450 mt più avanti rispetto al modello da fanteria, venne modificato anche il copricanna, creandone uno con la fresatura più ravvicinata in modo che abbattendo la mira e scoprendo quella da combattimento tarata sempre a 300mt. combaciasse perfettamente nel foro del legno.
Ecco la differenza tra la tacca di mira 91 e 91/24:

L'arma fu adottata ufficialmente con circolare N°59 del giornale militare il 29/01/1925 con la denominazione di Moschetto Mod.91/24 per T.S, di cui riportiamo uno stralcio:

"Questo Ministero, sentito il parere dei competenti organi tecnici, è venuto nella
determinazione di adottare in servizio un nuovo tipo di mo­schetto mod. 91
ricavato dalla trasformazione del fucile mod. 91. Tale moschetto sarà inventariato
con la nomenclatura «moschetto mod. 91/24» e potrà sostituire in qualsiasi
impiego quello mod. 91 per T.S. attualmente in servizio. ..."
Il Ministro:  A. Di Giorgio

Inizialmente i Moschetti 91/24, con circolare N°149 del 09/04/1925 vennero modificati ulteriormente con l'asportazione delle magliette porta cinghia inferiori a favore di quelle laterali su modello del Mod.91 da Cavalleria, con fascetta mediana con attacco laterale e scasso nel legno con tubicino fissato da 2 viti nel calcio. 

Solo qualche anno dopo, con la circolare N°215 del 10/04/1930 si decise di ripristinare oltre agli attacchi laterali anche quelli inferiori.

Tutti i Moschetti Mod.91/24 portano sulla faccia della camera di cartuccia recante l'anno di produzione originale dell'arma, il piccolo punzone ovale significante la "trasformazione" con la sigla "FARE Terni" (Fabbrica Armi Regio Esercito) in mezzo l'anno della modifica a due cifre e sotto il nome dell'arsenale di Terni, unico arsenale che fece tale modifica dal 1925 al 1929.

Oltre al taglio della canna in volata per la forte usura, vennero anche rialesate le camere di cartuccia e ripristinate le azioni, in tal caso veniva apposto un punzone a forma di stella a cinque punte che stava a significare tale intervento, sia sulla coda dell'azione che sulla camera di cartuccia posto a fianco dell'anno originale di produzione dell'arma.

Le armi che furono più comunemente "trasformate" erano quelle con annate antecedenti all'inizio del ventesimo secolo, si possono infatti trovare Moschetti 91/24 con date dal 1893 al 1900 circa, quelli dunque più "vecchi" con una vita di servizio molto lunga alle spalle, ma anche paradossalmente Moschetti relativamente "nuovi" all'epoca con date dal 1915 al 1918, con pochissimi anni di servizio, ma con una forte usura da utilizzo bellico tale da consentirne la modifica. I nomi degli arsenali che si possono trovare su questi Moschetti sono naturalmente gli stessi che si possono riscontrare sui Mod.91 lunghi: Torino (1892-1900) - Brescia (1895-1897) - Torre Annunziata (1894-1900) - Terni (1892-1918) - Roma (1917-1918) - Mida Brescia (1916-1918)

Si stima che vennero modificati all'incirca 200.000/300.000 fucili Mod.91 in Mod.91/24, quindi, considerando la cifra, risultano essere un modello di '91 non proprio comune da trovare nelle armerie e sicuramente un pezzo di tutto rispetto da detenere nella propria collezione. Le cifre riguardo il numero dei trasformati sono oggi solo supposizioni e non corroborate da opportuna documentazione.

Il Mod.91/24 fu assegnato ai reparti speciali quali l'artiglieria, i mitraglieri, i telegrafisti, i genieri... e alla Fascista MVSN (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale).

Sicuramente un modello affascinante per la sua duplice storia, soprattutto per i modelli più antichi risalenti alla fine dell'800 in quanto quasi sicuramente presero parte a tutte le vicende belliche dell'inizio del '900: dalla "rivolta del pane" nel 1898, il primo impiego del Mod.91, alla "Guerra di Libia" del 1911/12, fino alla "Grande Guerra" del 1915/18, subendo poi una "rinascita" negli anni venti in Moschetto e servendo nuovamente nel Regio Esercito fino al 1938, quando furono quasi del tutto soppiantati sia dai modelli 91/28 per T.S. che dal successivo modello 1938 per T.S.  

Il Moschetto Mod.91/24 in foto in origine fu prodotto come Mod.91 lungo presso l'arsenale di "Torre Annunziata" nell'anno 1897 (si stima una produzione totale da parte di tale arsenale di 148.000 fucili Mod.91) e fu poi modificato per eccessiva usura sia della canna nella parte anteriore, che della camera di cartuccia (si osserva in foto il punzone a forma di stella apposto sulla camera) nel 1927,  come ne attesta il punzone ovale apposto dall'arsenale di Terni. Il calcio è ancora l'originale modificato con aggiunta degli attacchi laterali; il cartiglio sulla calciatura e parzialmente visibile, era rappresentato da uno scudo al centro con le scritte in ovale "Fabbrica d'Armi R.E Terni" con l'anno per intero della modifica e sotto la scritta "Trasformato", a fianco mantiene la matricola del fucile originale da cui deriva.

LA CINGHIA:
La cinghia che monta è quella da 22mm con fibbia di regolazione fissata anteriormente da un bottone di ferro, anche se può ritenersi congruo anche il modello con bottone in ottone; questo modello è molto comune per il modello cavalleria. Altresì coeva anche la cinghia larga variante della fanteria da 28/30mm con doppia regolazione e borchie di fissaggio sia di metallo che di ottone.

Altra particolarità del 91/24 riguardo la cinghia è la presenza di varianti diverse di fissaggio. L'esemplare mostrato in questa scheda, oltre agli attacchi inferiori, presenta la versione piu comune sulla pala del calcio, ovvero quella arretrata. Nei 91/24 si sono riscontrate versioni senza attacchi laterali della cinghia oppure con attacco avanzato verso l'azione come chiaramente visibili nelle immagini a seguire.

LA BAIONETTA:
La baionetta è sempre la classica sciabola/baionetta Mod.1891 della versione da fanteria. A livello collezionistico e per una corretta assegnazione a livello temporale, ne esiste effettivamente una versione strettamente legata alle armi degli anni venti. Come si vede nell'immagine sottostante, il modello è la 91, ma con la caratteristica di finitura da riarsenalizzazione. Pertanto, per un 91/24 è corretto accostare una produzione prima guerra, in questo caso una classica Terni nell'ovale su la cui lama e elsa è presente una finitura tipica delle riarsenalizzazioni degli anni successivi alla guerra; questo desumibile dalla finitura diversa tra la lama e il pomolo con la slitta di fissaggio all'arma. Il fodero è ovviamente un produzione primi pre Grande Guerra. La taschetta porta-baionetta è la classica del periodo di colore grigio-verde-marrone con cuoio spesso.

CLASSIFICAZIONE COLLEZIONISTICA:

Reperibilità 3
Valore Storico 3
Valore nel Tempo 3
Valore di Mercato 2
Stato dell'Arma GRADE C+

Per consultare la legenda, clicca qui

Copyright© 2017 - Stefano Pinoni per CoEx

Per tributo, riverenza e sopratutto per supportare meglio il collezionista, nella sezione DOWNLOAD oppure CLICCANDO QUI, è possibile consultare uno dei primissimi testi scritti sul '91, "IL 91 di G.Simone - R.Belogi - A.Grimaldi".

Galleria: Foto d'epoca scattata a El Alamein. Il soldato a destra della Folgore è armato di Carcano 91/24

 

Truppe Italiane in Etiopia con 91/24


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