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categorie - ARMI LUNGHE

PPSh-41

(Пистолет-пулемёт Шпагина 1941, Pistolet-Pulemyot Shpagin 1941)





INTRODUZIONE:
Contrariamente a come accade in molti film di guerra, una persona colpita da un proiettile raramente muore nell’immediato cadendo a terra. Nella realtà attuale e nelle testimonianze dei conflitti bellici, la situazione è ben diversa da come ci si può aspettare. Di fatto un soldato colpito agli organi vitali (principalmente nell’area protetta dalla gabbia toracica) è effettivamente incapace di poter opporsi all’aggressione nemica oppure di limitare emorragie interne derivanti dal colpo ricevuto. In molti casi, il soldato ferito continua a sopravvivere per minuti oppure per ore fino al sopraggiungere dei soccorsi o della morte stessa per ferite.

Questo fatto, durante le passate Guerre, capitava molto spesso quando il danno che si voleva infliggere al nemico non era sufficientemente letale. Per cui questo aspetto diventò cruciale ai fini della progettazione e della realizzazione della mitragliatrice leggera PPSh-41. Capiremo dalla lettura di questa scheda la storia di un’arma che divenne icona in molte battaglie, per la sua capacità lesiva, per le caratteristiche di costruzione e per il notevole impatto psicologico che poteva avere sul nemico.


Il PPSH 41:
La progettazione delle mitragliatrici russe leggere nacque per esigenze militari che altri fucili a ripetizione semplice non potevano soddisfare, questa necessità diventò sempre più crescente con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

E’ però doveroso elencare altri progetti sovietici, antecedenti al PPSh-41, che gradualmente vennero sostituiti da programmi più innovativi ed efficienti, tra questi non possiamo non citare: 1) la carabina automatica modello 1927 Tokarev, 2) lo AVT-40 automatico, 3) il PPD-34 progettato da Sergey Korovin, con le sue versioni aggiornate ovvero il 34-38 ed il 34-38s nel 1940. Noi, in questa scheda, ci soffermeremo sulla più famosa LMG russa, il PPSh-41.

La Pistolet-Pulemyot Shpagin 1941 – Pistola Mitragliatrice di Shpagin
Georgy Semyonovich Shpagin fu l’ideatore della suddetta mitragliatrice leggera soprannominata anche “Phe-Phe-Sha”. Shpagin, Originario della regione Kovrov, nel 1940, dopo anni di esperienza nell’esercito, riuscì a presentare alla Commissione Militare Russa il suo progetto, che nel 1941 fu definitivamente approvato e immediatamente prodotto per l’esercito.

 

COSTRUZIONE:
Il PPSh-41 è costituito da circa 87 parti assemblabili con un peso complessivo di circa 5,4 kg (incluso caricatore) e costruito in sole 5-6 ore di lavoro. La capacità produttiva, su tutto il territorio nazionale, era di circa 3 mila unità al giorno nel 1942, per un totale di circa 5 milioni di armi prodotte durante l’intero secondo conflitto mondiale.

La canna, camerata in calibro 7,62x25 Tokarev, è ventilata da una struttura a gabbia metallica che ne facilitava il raffreddamento. Sulla volata è presente un freno di bocca angolare come si nota in fotografia.

L’arma è dotata di un otturatore molto robusto e pesante, adatto per il funzionamento a massa battente, il tutto supportato nella fase di avanzamento da una molla posteriore fissata con una “scarpetta”, che poggiava direttamente sulla carcassa dell’arma e ne facilitava lo smontaggio. La sicura si trova montata direttamente sulla leva di armamento costituita da un semplice tassello che spinto verso l’otturatore manteneva quest’ultimo in posizione arretrata. (vedi chiusura labile).

 

I CARICATORI E LA DOTAZIONE:
Il soldato poteva essere fornito di due tipologie di caricatori compatibili con l'arma: il “celebre” caricatore a tamburo con capacità da 71 colpi (un progetto nato per limitare le necessità di ricaricamento durante un conflitto a fuoco). Il secondo modello di caricatore era di tipo lineare monofilare con la capacità da 35 colpi, molto più pratico e meno ingombrante, ma con un grande limite di potenza di fuoco.

Per quanto riguarda il tamburo, si possono trovare due versioni. Siccome i primi prototipi di questo caricatore si inceppavano spesso a causa della lamiera stampata troppo sottile, che lo rendeva inutilizzabile in caso di urti e ammaccature, venne sostituito da un modello più robusto, con un peso comprensivo di munizioni di poco meno di 2 kg.

 

Il portacaricatori, come da consuetudine sovietica, sono costruiti in semplice tela e cuoio cartonato per garantire massima resa con minor spesa. Infatti, grazie a queste caratteristiche, era garantita una buona resistenza all'usura con un modesto costo di produzione. Esistevano modelli per i caricatori monofilari e per il modello a tamburo.

 

La cinghia corretta per quest'arma ha tutte le caratteristiche degli altri modelli sovietici. Il corpo centrale è in tela molto resistente e all'estremità finisce con due lembi di cuoio, spesso di buona qualità, con il fissaggio all'arma mediante due fibbie metalliche. Necessario precisare che lo stesso modello fu prodotto anche dopo la Seconda Guerra Mondiale da quasi tutti gli Stati satellite all'URSS; queste sono però facilmente identificabili da una qualità costruttiva più scadente come ad esempio il cuoio cartonato, cuciture non proprio lineari e a volte sono presenti rivetti metallici non usati durante il conflitto. Risultano anche congrue su quest'arma altri tipi di cinghia: venivano spesso usati modelli militari non adottati ufficialmente, cinghie di altre armi sovietiche o addirittura materiale non militare.

 

SPECIFICHE TECNICHE:
Cartuccia: 7.62x25 mm Tokarev a percussione centrale.
Funzionamento: otturatore aperto a massa battente con chiusura labile e con selettore semiautomatico o automatico.
Lunghezza totale: 828 mm
Canna: quattro righe elicoidali destrorse a passo costante
Lunghezza canna: 265 mm
Peso scarico: 3.64 kg
Alimentazione arma: caricatore da 35 colpi o a tamburo da 71 colpi.
Peso caricatore: a tamburo 1.80 kg, lineare 0.60 kg
Sistema di mira: posteriore a “L” regolabile per 50-500m; modelli successivi regolabili da 100 a 200 mt. Mirino anteriore regolabile con protezione fissata con rivetti.

IL PPSH-41 NELLA STORIA:
L’impiego del PPSh-41 lo si può collocare in qualsiasi confronto bellico in cui l’esercito Russo si è trovato a fronteggiare il nemico. L'arma, con la sua grande capacità ad essere impiegata in condizioni estreme e per il suo facile utilizzo in tutti i teatri bellici, senza che accusasse alcun problema di malfunzionamento, si colloca tra le più versatili e meglio riuscite armi portatili della storia.

Questa intramontabile icona sovietica fu talmente apprezzata anche da schieramenti opposti che venne spesso recuperata e riutilizzata dal nemico per la sua enorme efficacia. 

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, venne adottata in grandi quantità dagli Stati filo-sovietici e dalle forze di guerriglia non regolari presenti in svariati teatri di guerra: tra cui Il KPA (esercito popolare coreano) e il PVA (esercito popolare cinese).

Sebbene non precisa su lunghe distanze, l'arma si rivelò estremamente adatta ai combattimenti a breve raggio.
Per esempio, nella Guerra di Corea, le forze Statunitensi si trovarono, spesso, in difficoltà nel contrastare l'impressionante volume di fuoco quest’arma sovietica. Molti ufficiali arrivarono persino a definire il PPSh come la migliore arma del conflitto coreano. Pur non vantando la stessa precisione del M1 Garand o della M1 Carbine, il suo più alto rateo di fuoco la rendeva un'arma temuta negli scontri ravvicinati. Come disse un ufficiale: “in modalità automatica sparava una quantità incredibile di proiettili e molte delle perdite in Corea avvennero in scontri a breve raggio e di breve durata - dipendeva da chi riusciva a sparare più in fretta. In queste situazioni, superava qualunque arma di cui noi disponessimo. Uno scontro ravvicinato tra pattuglie terminava molto rapidamente, e in molti casi lo perdevamo proprio a causa sua”.

Il PPSh-41 fu prodotto internamente anche dalla Cina, dalla Corea del Nord, dall’Ungheria e dalla Polonia (questi ultimi realizzati con una migliore qualità costruttiva). Queste mitragliatrici furono largamente impiegate anche durante il conflitto in Indocina del 1945-1954, dall'esercito "Viet Minh" e successivamente nella guerra del Vietnam, oltre che a comparire pressoché in tutti i conflitti e guerriglie africane e asiatiche dagli anni '50 agli anni '70. Esiste inoltre una copia jugoslava denominata M49 che fu utilizzata nelle guerre della ex-Jugoslavia (1991-95). Recentemente, alcuni PPSh-41 sono comparsi in dotazione a combattenti separatisti coinvolti nel conflitto del Donbass in Ucraina.

 

CONCLUSIONI:
Possiamo affermare che le LMG sovietiche della Seconda Guerra Mondiale furono meno pregiate di quelle utilizzate da altri eserciti. Furono concepite, come altre armi sovietiche, per sparare munizioni con grande cadenza di fuoco e senza grandi necessità di manutenzione. Non erano di certo le armi più potenti che si potevano trovare sui campi di battaglia, ne le più rapide come rateo di fuoco o le più accurate per costruzione. Ma erano molto affidabili in tutte le condizioni climatiche e perciò molto apprezzate dai soldati.

Il PPSh-41 fu sviluppato con un’idea costruttiva semplice: essa offriva la garanzia di una pistola che potesse sparare in mezzo ai detriti e alle situazioni più impervie del campo di battaglia. I requisiti di manutenzione dell’arma erano minimi, fintanto che l’arma era correttamente e minimamente lubrificata continuava a svolgere il suo ciclo di fuoco, a prescindere dalle condizioni. 

 

L'EFFETTO PSICOLOGICO SUL NEMICO:
In un’intervista fatta molti anni fa ad un veterano sovietico della battaglia di Stalingrado, questo raccontò come, armato con un PPSh-41, improvvisamente si trovò davanti un soldato tedesco mentre girava l’angolo di un edificio e, senza esitare, con prontezza puntò l’arma e sparò una lunga raffica di colpi. Con espressione stanca da anni di dibattiti e spiegazione dei suoi anni bui della guerra, il vecchio soldato sottolineò l’immagine del terrore del suo avversario scatenata dalla vista di lui con quella sua arma, un'immagine che lo avrebbe segnato per il resto della sua vita. Al di là di ogni dibattito sterile sulla capacità di penetrazione della munizione, dell’energia cinetica e della forza di impatto, il fatto è che una raffica di 7.62x25 mm a distanze medio/ravvicinate, di 600-900 colpi/min produce un effetto sicuramente devastante sugli avversari, anche solo dal lato psicologico. Come indicato all’inizio della scheda, le LMG sono uno degli strumenti più letali per uccidere o almeno per rendere inoffensivo il nemico istantaneamente. Riconoscendo questo fatto, si può affermare che per il PPSh-41 l’accuratezza e la precisione non fossero le doti migliori. 

Le forze sovietiche si assicurarono di distribuire ampiamente questa incredibile arma tra tutti i ranghi dell’esercito. Immaginare di dover affrontare un intero battaglione armato di pistole mitragliatrici della capacità di 900 colpi/min, è inquietante a dir poco. Il muro che si poteva creare di soldati con a disposizione armi del genere, anche se non organizzati intelligentemente a livello tattico, aveva sicuramente un forte impatto sul nemico. 

La statua di bronzo in memoria della battaglia di Seelow (Germania), rappresenta l'imponente scontro tra l'Armata Rossa e le forze Tedesche nell'aprile del 1945. Il soldato raffigurato nell'opera porta con sé il suo Ppsh-41 con il quale si mostra imponente e fiero a dimostrazione della sua volontà di combattere e vincere con un'arma che ha pochi eguali tra le sue simili.

 

CLASSIFICAZIONE COLLEZIONISTICA:

Reperibilità 3
Valore Storico 3
Valore nel Tempo 4
Valore di Mercato 4
Stato dell'Arma GRADE  B 

Per consultare la legenda, clicca qui

Copyright© 2017 - Davide Dadone e CoEx

 

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