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categorie - ARMI LUNGHE

SKS ALBANESE 56-1

Pushkë Gjysmë Automatiku Shqiptar tipi 56





Siamo alla fine della Seconda Guerra Mondiale; l'Albania, guidata da Enver Hoxha, dopo aver rotto con la Jugoslavia, decide di allearsi (viste le affinità politiche) con L'URSS; riceve così aiuti monetari, tecnici e infrastrutturali. L'idillio però dura poco, infatti, con la morte di Stalin e la salita al potere di Khruschev, i rapporti tra Albania e Russia iniziarono a sfaldarsi.

Nel 1961, i rapporti con l'URSS peggiorarono ulteriormente e Hoxha arrivò a dichiarare che la politica di Khruschev era “disfattista ed anti-marxista”, allontanandosi così dal patto di Varsavia, ma rimanendo comunque in rapporti di “tolleranza”.
Nel 1964, con la salita al potere di Brezhnev, ci fu un tentativo di riavvicinamento; nonostante gli sforzi però, solo quattro anni più tardi, il Paese delle Aquile lasciò definitivamente il Patto di Varsavia.
L'unico alleato e partner commerciale (a parte qualche scambio sporadico con nazioni vicine), rimaneva la Cina.
I rapporti tra le due nazioni, per affinità ideologiche, erano già iniziati nel '56, si consolidarono però nel 1960, con la presa di distanze del governo Maoista da quello Sovietico.
In questi anni fiorirono gli scambi di merci e armi tra le due nazioni; I cinesi fornirono carabine semiauto tipo 56 (SKS), carabine a ripetizione tipo 53 (Mosin-Nagant) e vari equipaggiamenti personali.
Nel 1962, finalmente, l'Albania ottenne il permesso di fabbricare autonomamente la propria versione della SKS, utilizzando i macchinari dati dagli alleati; con la fine degli anni '60 iniziò quindi la produzione degli SKS Albanesi tipo 56-1.
Gli anni '70 però, furono anche l'inizio della fine per le relazioni cino-albanesi; nel '71 la Cina iniziò un processo di apertura verso forme meno estreme di comunismo.
I colpi di grazia all'alleanza, arrivarono con la visita di Nixon e la morte di Mao nella seconda metà degli anni '70; che si concluse definitivamente nel 1978.
L'Albania rimase così sola nel mondo e in preda alle paranoie di un dittatore che voleva proteggere a tutti I costi il suo paese dall'invasore occidentale, fino al 1985, quando alla morte di Hoxha venne aiutata a risorgere dalla NATO.
Negli anni '90 però la guerra in Jugoslavia, del Kosovo e le crisi di potere sconvolsero di nuovo il Paese e riportarono sul campo le vecchie armi del regime.
Alla risoluzione dei conflitti però, molte delle armi utilizzate, vennero distrutte, inclusi gli SKS autoctoni; si stima infatti che, di 16900 prodotti durante il regime, solo 6000 si siano salvati dalla distruzione (di questi, 4000 sono stati esportati oltreoceano per il mercato civile).

DATI TECNICI:
Produzione: dal 1967 al 1979
Peso: 4kg ca.
Calibro: 7,62x39mm
Alimentazione: Serbatoio interno da 10 colpi, caricabili singoli o a lastrine.
Funzionamento: Semi-automatico a recupero di gas con pistone a corsa corta
Lunghezza arma: 1mt ca. Tiro utile: 400mt
Organi di mira: Mire metalliche da 100 a 1000mt con tacca da battaglia.

Elenchiamo ora le altre particolarità di questa carabina, che la differenziano dal modello standard russo.

- Astina superiore più lunga:
Notare il tubo di recupero gas, sostituito (all'epoca, visto le condizioni di legno e acciaio) con un o di derivazione cinese opportunamente adattato. (vedi foto gallery)

- Calciatura che termina alla presa di gas:

- Fascetta inferiore solidale a canna e presa di gas.

- Manetta di armamento stile AK.
Notare la leva di armamento in stile AK, tipica di questa variante. (vedi foto gallery)

- Doppio scompartimento nel calcio:
In uno veniva inserito il kit di pulizia standard e nel secondo uno speciale oliatore sigariforme. (vedi foto gallery)

- Caricatore con diversa curvatura.

- Attacco cinghia posteriore laterale.
Come accennato in precedenza, troviamo l'attacco per la cinghia laterale (come sull'omologo cinese) ed il numero di matricola impresso nel legno. Se si osserva il calciolo metallico, si nota quanto è stato maltrattato dal soldato (o dal miliziano) che lo aveva in dotazione. Purtroppo, non ci sono altre iscrizioni o incisioni (lasciate dai precedenti “proprietari”), spesso presenti su questo tipo di armi. (vedi foto gallery)

- Baionetta brunita con sgocciolatoio.

Riguardo alla matricola visibile anch'essa nella foto della gallery, risulta stampigliata sul lato sinistro del receiver (oltre che su porta-otturatore, base del caricatore, calcio e guardia del grilletto).
Le prime 5 cifre sono la matricola dell'arma, le due dopo al trattino indicano l'anno di produzione, in questo caso il 1978.
Si nota anche il profilo del serbatoio, ma poi lo confronteremo meglio col suo cugino Russo nell'immagine sottoriportata.

Nell'immagine possiamo osservare il Russo del '53 e sotto l'Albanese del '78.
Si notano subito le differenze nella baionetta, nella lunghezza della calciatura e nella forma del caricatore.
La manetta di armamento si nota in un secondo momento, ma è comunque totalmente diversa ed unica. 

LA BAIONETTA:
Molto simile se non identica alla versione cinese, ma con sezione diversa della "lama" e brunita come l'arma. Presenta una sezione quasi cruciforme senza lama con l'evidente sgocciolatoio per il sangue tipico delle baionette "a punta". Quando non in uso, come in tutta la famiglia SKS, viene ripiegata nel calcio.

LA CINGHIA:
Vista la situazione tubolenta del passato di questo Paese, non ci sono informazioni certe sull'adozione della congrua cinghia. Gli esperti d'oltreoceano in cui sono stati esportati i pochi esemplari rimasti, concordano sul fatto che siano entrambe corrette le cinghie SKS di tipo cinese e quelle tipiche dell'AK47, ma entrambe contruite in Albania. Appena possibile pubblicheremo le immagini.

CLASSIFICAZIONE COLLEZIONISTICA:

Reperibilità 4
Valore Storico 3
Valore nel Tempo 3
Valore di Mercato 3
Stato dell'Arma GRADE C+

Per consultare la legenda, clicca qui

Copyright©2017 - Fabio Pia per CoEx


Galleria Fotografica:


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