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categorie - ARMI LUNGHE

CARCANO 1891

Silenzioso Testimone della Grande Guerra





ROMA 1918


TERNI 1898

In questa scheda non verrà trattata la progettazione e la nascita del fucile Mod.1891, che già è ben nota, illustrata e spiegata in due famosi libri e nel sito dedicatogli (per cui ci complimentiamo vivamente e che ne consigliamo la lettura a tutti i collezionisti), ma tratteremo gli aspetti meno conosciuti dell'arma e il rapporto che i soldati Italiani nella "Grande Guerra" ebbero con questo leggendario fucile.

Il Carcano Mod.1891, ben rappresenta nell'immaginario collettivo l'arma principale del Regio Esercito Italiano nella Prima Guerra Mondiale. Non fu solo uno strumento di acciaio e legno atto ad uccidere, ma fu per il soldato quasi come un compagno: dal fango delle Trincee Carsiche, rannicchiati in un angolo sotto la pioggia delle granate o in attesa di un assalto, sino al freddo, sulle altissime cime innevate delle Dolomiti, sferzati dal vento gelido e dalla neve che rendevano gli acciai del fucile ancora più freddi. Un compagno silenzioso, un'ancora di salvezza e per molti anche l'ultima cosa imbracciata prima di morire, anche questo fu il fucile '91.

Su questi due esemplari fotografati, si possono riscontrare tracce visibili dei soldati che li avevano in dotazione: il primo è un Mod.91 fabbricato dall'arsenale di "Terni" nel 1898. Esso ha una storia lunga alle sue spalle; probabilmente impiegato nella guerra Libica del 1911/12 e in seguito nella Grande Guerra. Reca incise a mano nella, parte sinistra della pala del calcio, tre "M"; qui la fantasia può divagare trovandone un significato: che fossero le iniziali del nome e del cognome del fante? che volessero evocare le iniziali della parola "mamma"? La spiegazione che potrebbe avvicinarsi più alla realtà è che il soldato tenesse il conto dei nemici caduti, colpiti col suo fucile e che la lettera "M" stesse per "Morto", ma nessuno potrà mai confermarlo. Inoltre sulla cinghia di questo '91 è impresso un segno, appena sopra la prima borchia di regolazione, simile ad un "crocifisso" stilizzato, creato con vari graffi su di essa.


Il secondo, invece è un Mod.91 prodotto presso la "Officina Riparazioni di Roma" ("OCR") nel 1918. Su questo esemplare sono incise, sempre a mano, tre "X" nella parte sinistra del calcio all'incirca dopo la tacca di mira; anche qui il fante, che lo aveva in dotazione, è presumibile che tenesse il conto dei propri morti in battaglia? In maniera più generica può anche lasciar pensare che, oltre lo scopo già citato, che ogni "X" possa significare un comilitone perso in battaglia. In questo senso, il '91, assume anche la valenza di testimonianza dei tragici eventi cui ha fatto parte, quasi fosse una ricorrenza tra soldati, come se chi ha inciso quei segni volesse ricordare, e far ricordare, le vite spezzate dalla guerra.

Un fatto curioso per quanto riguarda le capacità offensive della palla del '91, dalla forma ogivale e di ottime prestazioni, che molte volte entrava ed usciva dal bersaglio senza causare grossi danni. Sicuramente erano apprezzate dalla convenzione di Ginevra per le loro qualità "umanitarie", ma qualche soldato non era soddisfatto del ridotto impatto lesivo causato. Ovviò così al problema "girando" la palla al rovescio nel bossolo  per provocare maggior danno all'impatto, come testimonia un colpo del '91 ritrovato sul monte Grappa; una delle tante "personalizzazioni" dei soldati riguardanti le proprie dotazioni.

Tornando ai fucili, il '91 Terni prodotto nel 1898, subì danni in battaglia alla calciatura e venne riparato in arsenale (durante gli anni '20/'30) asportando la porzione di legno danneggiata in volata e sostituendola con un pezzo di legno opportunamente sagomato e fissato con rivetti sempre di legno. Per quanto riguarda la canna, sparò così intensamente che nel 1917 fece parte di quel lotto di fucili che, per eccessiva usura delle stessa, venne "TUBATA".

La tubatura delle canne dei '91 cominciò nella metà del 1917, quando lo Stato non riuscì quasi più a sostenere le ingenti somme per la produzione di fucili '91. Venne così incaricata la "Officina di Costruzione di Artiglieria di Roma" di sperimentare un metodo economico per poter riutilizzare i '91 con canne eccessivamente usurate. Le prove di tali sperimentazioni cominciarono nel luglio del 1917: la Officina di Roma propose quindi di costruire canne composte in due parti, una esterna di ferro con un anima interna di acciaio, ma l'idea non fu mai messa in pratica. Fu invece adottato il "metodo Salerno", dal nome del suo ideatore, consistente nell'alesare internamente a nuovo la canna togliendo la poca rigatura rimasta, e immettendo nella canna un cilindro di acciaio forzandolo e rigandolo, ottenendo una canna nuova. L'operazione nello specifico consisteva nel dividere la canna dal castello del '91, forarla all'interno fino ad avere un diametro di 10,9 mm, inserirvi un anima di acciaio e pressarli insieme fino ad avere un tutt'uno. La canna veniva poi battuta leggermente con un martello per sentirne il suono, se la tonalità risultava quella giusta, la canna veniva messa nella macchina raddrizzatrice dopodiché venivano effettuate le lavorazioni di riforaggio della canna per eseguire la rigatura. La fase finale consisteva nel rialesare la camera di cartuccia lucidandola e rimontandola sul castello. Veniva provato al banco di prova con una carica di dose maggiore rispetto alle normali cartucce e se la prova era positiva, il '91 tornava in servizio. I fucili scelti per tale pratica inizialmente furono i più vecchi, cioè quelli prodotti tra il 1893 e il 1900, dopodiché si passò a quelli fatti durante la Grande Guerra, prevalentemente quelli in produzione tra il 1917 e il 1918. 

Per ottenere una canna Tubata, ci volevano circa 9 ore di lavoro contro le 8 ore per ottenere una canna fatta dal nuovo, ma a quei tempi la mano d'opera costava molto meno rispetto alle materie prime, giustificando così tale metodo di recupero della canna. Non è accertata la quantità delle canne ritubate data la mancanza di documentazione specifica, ma si ipotizza tra un minimo di 5.000 e un massimo di 20.000 circa. 

Tutto questo fa capire quanto queste armi siano storicamente interessanti considerando l'intenso utilizzo in guerra tale da doverne rifare la rigatura (ricordiamo che la durata di una canna del mod.1891 è di circa 4000/4500 colpi) e soprattutto fa pensare ai '91 prodotti tra il 1917 e il 1918 che subirono questa pratica, dando un'idea di quanto abbiano sparato in così poco tempo. Sovente a fianco della dicitura "TUBATA", si può trovare un "punto" e un "2", ma il significato è tuttora sconosciuto, potrebbe forse trattarsi di un numero di produzione o di fabbrica, ma esistono solo supposizioni a tal senso; l'ipotesi più accreditata secondo gli esperti è che la tubatura fosse eseguita ben 2 volte. La pratica di ritubatura delle canne proseguì anche nel dopoguerra nei primi anni '20, cambiando la dicitura del punzone sulle canne da "TUBATA" a "TUBATO".

Il '91 fabbricato a Roma nel 1918, invece, non ebbe bisogno di tale intervento alla canna nonostante siano palesi i segni delle battaglie che deve aver combattuto; subì comunque una riarsenalizzazione appena dopo la guerra, in quanto necessitava di interventi per eccessiva usura. Ciò avvenne nell'Arsenale di Torre Annunziata che aveva a suo tempo prodotto fucili '91 (produsse Mod.91 dal 1894 al 1900) e dall'inizio del '900 si limitò alla sola riparazione dei fucili. Questo '91, come dicevamo, fu ricondizionato come ne attesta la stella a cinque punte punzonata sulla codetta dell'azione, il che significa che la camera di scoppio è stata rialesata per eccessiva usura e ripristinata l'azione; Sulla pala del calcio porta impresso il marchio ovale e purtroppo poco visibile di "Riparazione" con l'anno in basso, in questo caso il 1921, con al centro a caratteri maiuscoli le lettere "TA" (Torre Annunziata").

Tra i due modelli di Mod.91, messi a confronto si evince anche la netta differenza di lavorazione e di qualità: il modello fabbricato nel 1898, in tempo di pace, monta un calcio in noce di ottima qualità; si può notare la lavorazione con un tassello in legno atto a riempire la fresatura alla parte finale dell'azione dove scorre in uscita l'otturatore. Il legno della calciatura è perfettamente rifinito e sagomato in ogni sua parte e l'intaglio sulla astina dove risiede il ritto abbattuto della tacca di mira è ben lavorato. Le punzonature sulla camera di cartuccia sono ben marcate e l'anno è impresso per intero. Il timbro sul calcio è quello dell'arsenale di Terni di forma esagonale con le scritte " fabbrica d'armi Terni" con l'anno del quale si evince solo un 18.. (forse 1897). Monta una cinghia larga in cuoio con fornimenti in ottone.

Il mod.91 del 1918 invece, rende maggiormente l'idea della necessità e dell'emergenza di produrre armi il più velocemente possibile: la calciatura è in faggio di una essenza meno pregiata, le lavorazioni sono meno curate, lasciando intravedere segni della pialla utilizzata per sgrossare il calcio lasciandolo in forma più grezza. Anche gli acciai esterni sono meno curati e lasciano intravedere lavorazioni più sbrigative con l'anno di fabbrica punzonato solo a tre cifre (918), ma Tutto ciò è comprensibile date le condizioni in cui si trovava il Regno d'Italia in quell'ultimo anno di guerra. Monta una cinghia larga in cuoio con fornimenti in ferro.

Non mancarono anche alcuni equipaggiamenti particolari per il fucile:

I soldati Italiani furono equipaggiati di lanterne a soffietto Mod.1860, che avevano una particolarità: si potevano montare sui fucili Mod.91. Erano di due tipi: inastabili alla canna oppure nella bocca del fucile, ed erano alimentate da candele. Erano di facile trasporto in quanto riponibili nello zaino; In questo modo il fucile poteva diventare una sorta di "lancia da illuminazione". 

Un altro attrezzo poco conosciuto del quale veniva dotato il fucile '91, era il "Dispositivo Tagliafili mod.91": era inserito sulla volata del '91 fissato dietro al mirino e tramite una feritoia fermato sulla lama della baionetta inastata. Utilizzato come dice il suo nominativo per tranciare i reticolati, veniva appoggiata la lama della baionetta sotto il filo spinato e avvicinando la volata del fucile, fino ad inserirlo negli appositi intagli ricavati, si mirava portando alla bocca della canna il filo in modo da sparare un colpo e reciderlo di netto. Tale congegno non fu mai ampiamente utilizzato in quanto il rumore causato dallo sparo attirava l'attenzione delle truppe nemiche.

Il fucile '91 non ebbe utilizzo solo da parte degli Italiani, ma fu anche oggetto di "preda bellica" da parte degli Austro- Ungarici, che catturarono i fucili ai soldati fatti prigionieri e soprattutto si impadronirono di un'ingente quantità di mod.91 dopo la rotta Italiana di "Caporetto" nel 1917. I '91 catturati furono, naturalmente, riutilizzati contro il nemico. La particolarità di queste armi catturate sta nel fatto che furono, quasi tutte, punzonate con la dicitura "AZF" che sta per "ARTILLERIEZUGFABRIKEN", che ne attestava la proprietà all'esercito Austriaco e l'ispezione subita in arsenale (non tutti i '91 catturati furono punzonati, quindi è impossibile riconoscere anche quelli non punzonati). Alcuni lotti di mod.91 catturati furono convertiti al 6,5x54 Greco, del quale gli arsenali Austriaci avevano abbondanti scorte in quanto approvvigionavano prima della guerra l'esercito Greco di tale munizione. Queste armi si riconoscono dal punzone sul calcio o sul castello "Jt.u.Gr." che sta a significare "Italienisch und Grieche" seguito sempre dal marchio "AZF". Non è chiaro il dato delle armi catturate e riutilizzate dagli Austriaci ma all'incirca si crede siano state 50.000 unità. 

Venne anche creata una baionetta apposita per i '91 denominata "Ersatz": completamente in acciaio, consisteva in una lama ricurva verso l'elsa e mancante di impugnatura ma solo di una apposita linguetta di metallo con una fresatura per inastarla sul fucile. L'impiego di tali armi fu relegato a reparti di seconda linea o agli Standschutzen su parti del fronte Italiano di minor importanza strategica.

Per concludere, il fucile '91 nonostante fosse considerato un arma inferiore rispetto a molte altre utilizzate durante la Grande Guerra, fu apprezzato dai soldati per la sua robustezza e semplicità d'uso, come ad esempio gli organi di mira, concepiti per essere utilizzati  senza un grande addestramento: bastava traguardare il mirino a metà della "V" nella tacca, verso il bersaglio, ottenendo così una mira più pratica e veloce da assumere. Oltre che essere un pezzo collezionistico di ampio rispetto è anche un fondamentale pezzo di storia Italiana, simbolo della fine del "Risorgimento" ma anche della guerra che "avrebbe messo fine a tutte le guerre".

LA BAIONETTA:
La famosa sciabola-baionetta 91. Riveste sicuramente l'immagine più rappresentativa della baionetta nell'immaginario di noi Italiani. Lama con un unico filo, la 91 aveva un fodero in cuoio e ottone e una taschetta color grigio/verde/marrone. Il modello presentato in foto ha tutte le caratteristiche congrue per i due fucili mostrati in questa scheda; infatti i requisiti che la contraddistinguono fino al 1918 sono l'assenza della brunitura, logo Terni con caratteristico carattere racchiuso in un'ellisse, fodero con marchio ACT 1916 (Arsenale Costruzioni Terni come ritengono i maggiori esperti, ma vi sono ancora dubbi al riguardo). Durante la Grande Guerra è possibile trovare anche foderi completamente metallici nervati e non, e baionette di emergenza con manico in ottone o ricavate da baionette vetterli. L'esemplare qui sotto mostrato è una produzione 1895. Vedremo tutti i modelli nell'apposita scheda.



LA CINGHIA:
Semplice e pratica, caratterizzata da una striscia di cuoio robusto, con larghezza di circa 28mm, ha solo una singola possibilità di regolazione tramite borchie matalliche (ferro o ottone a seconda degli anni) e occhielli. Oggi, questa cinghia è un articolo molto ambito e ricercato dai collezionisti di '91 in quanto trovarne originali di inizio '900 non è affatto semplice.

CLASSIFICAZIONE COLLEZIONISTICA:

Reperibilità 3
Valore Storico 4
Valore nel Tempo 4
Valore di Mercato 3
Stato dell'Arma GRADE B+ 1898 TERNI
GRADE B-  1918 ROMA

Per consultare la legenda, clicca qui

Copyright© 2017 - Stefano Pinoni per CoEx

Per tributo, riverenza e sopratutto per supportare meglio il collezionista, nella sezione DOWNLOAD oppure CLICCANDO QUI, è possibile consultare uno dei primissimi testi scritti sul '91, "IL 91 di G.Simone - R.Belogi - A.Grimaldi".

Galleria Fotografica:


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